Uganda... un sogno lungo 30 anni

Febbraio 2017 - Diario di viaggio di Honey-Sunny
12 giorni

Sognavo l’incontro con i gorilla da quasi 30 anni. Da quando vidi il film “Gorilla nella nebbia”. Allora mi sembrava una meta irraggiungibile, una cosa impossibile da concretizzare ed invece finalmente il sogno si è realizzato.

Hi Muzungu …

 

Tutto incomincia alle sorgenti del Nilo.

Tante cose hanno visto i nostri occhi, tante immagini immortalate e tante altre rimarranno indelebili nella nostra mente.

Tanti chilometri percorsi su strade sterrate, molte al limite della percorribilità, dove la polvere ti copre la pelle come un velo.

La vita lungo la strada …

Un susseguirsi di capanne fatte di legni e fango o, per i più fortunati, di mattoni costruiti a mano lavorando la terra rossa, uno per uno, e fatti cuocere in piramidi.

Piccoli e grandi villaggi dove viene svolta ogni genere di attività, dove i fuochi vengono accesi  prima dell’alba e vengono cucinati i cibi più strani.

La strada … percorsa ininterrottamente da persone ed animali … fedeli che indossano gli abiti della festa per recarsi alla Messa domenicale, ragazzini che con le taniche gialle vanno al pozzo a prendere l’acqua, motorette rosse e nere sulle quali trasportano tutta la famiglia, capre comprese … biciclette cariche  di ananas e di caschi di matoche, le banane verdi … bambini con le divise colorate, un colore diverso per ogni villaggio,  che percorrono lunghi tratti a piedi sotto la pioggia o sotto il sole cocente per andare a scuola … bambini … a cui la vita non consente di essere tali. Sono piccoli uomini e donne che devono lavorare. Bambini che portano al pascolo gli animali, che lavorano la terra, che costruiscono mattoni, che curano i fratellini più piccoli. Bambini …. vestiti di stracci o di niente … che quando sentono il rumore di una jeep, una delle poche, arrivano da ogni dove urlando e salutando e poi, vedendo il colore diverso della pelle, ancora più felici, urlano: Hi Muzungu, ciao uomo bianco … tutti … tranne i pigmei Batuwa. Loro hanno lo sguardo arrabbiato, i loro piccoli occhi hanno già visto troppo,  hanno visto cose che vanno oltre, ma oltre, il minimo della tollerabilità.

Gli uomini … interrompono le loro attività … ti guardano, ti scrutano un po’ diffidenti ma quando tu li saluti, i loro visi si illuminano dei più bei sorrisi … E poi ci sono le donne, fiere, nei loro vestiti colorati, camminano con le cose più disparate in equilibrio sul capo e tengono i loro bimbi in fasce legati sulla schiena. Le vedi chinate a lavorare la terra con attrezzi rudimentali. E questi territori non le agevolano … coltivazioni infinite di banane, ananas, thè e di ogni sorta di ortaggio, venduti poi nei coloratissimi mercati lungo le strade, si trovano sui ripidi pendii delle fertili colline, dove i vulcani Virunga fanno da cornice …

I Virunga, con Bwindi, l’unico posto in cui vivono i gorilla di montagna, gli ultimi sopravvissuti. Ti avvicini a loro in punta di piedi, loro ti guardano con gli occhioni color castagna e tollerano che tu, per poche decine di minuti, invadi la loro privacy. Probabilmente hanno capito che questa intrusione è la loro unica speranza di un futuro. Con il tuo contributo vengono remunerati i coraggiosi rangers che vegliano su di loro 24 ore su 24. Dura la vita dei rangers, una vita in condizioni proibitive per la loro salvaguardia.

E poi ci sono i simpatici scimpanze’, ora fuori pericolo, ma anche loro continuamente controllati. Anche per gli altri animali africani la vita non è facile. Dopo lo sterminio durante la guerra, ora c’è una lenta crescita anche se lo scontro uomo/animale e la siccità, non semplificano le cose. Gli elefanti percorrono ancora i sentieri segnati dai loro avi, il ruggito del leone risuona nuovamente nella savana, gli ippopotami ed i coccodrilli nuotano placidi nelle acque dei laghi e dei fiumi, ed i rinoceronti, sorvegliati speciali grazie ad un grande progetto, fanno una timida comparsa dopo 3 decenni, da quando tutti sono stati sterminati.

Cos’altro dire??? Mi manchi già terra d’Africa …. ci vediamo presto.

 

A) INFORMAZIONI GENERALI:

 

Quando: 12 giorni dal 15.02.2017 al 26.02.2017.

Itinerario: Entebbe, Kampala, Murchison Falls N.P., Kibale N.P. (scimpanzè), Queen Elizabeth N.P., Bwindi Impenetrable Forest (gorilla), Kisoro, Lake Mburo N.P., Mabamba Swamp, Entebbe.

Perché questo viaggio: siamo malati d’Africa quindi un paio di volte all’anno facciamo in modo di andare. Abbiamo scelto l’Uganda perchè erano anni che avevamo il desiderio di vedere i gorilla e finalmente quest’anno siamo riusciti ad organizzare lasciando a casa i nostri figli. Noi di solito viaggiamo per conto nostro affittando la macchina. Non ci fa impazzire “essere portati” però in alcuni posti non ci sono alternative e quindi bisogna adeguarsi. Da questo viaggio siamo tornati super soddisfatti, la guida che abbiamo avuto, Vincent, è una persona squisitissima, molto a modo, simpatica, preparata e un ottimo driver quindi esperienza davvero positiva.

Costi:  il tour privato per due persone è costato $ 2850 (circa € 2700) a testa. I servizi comprendono: transfer dall’aeroporto all’albergo, jeep Toyota Land Cruiser 4×4 per tutto il viaggio, benzina, guida privata (compresi i pernottamenti e i pasti per lui), pernottamenti con cene e colazioni al lodge mentre i pranzi in lunch-box (a parte tre al ristorante), acqua sulla jeep, gli ingressi a tutti i parchi (circa $ 40 per 24 ore a testa), 2 escursioni in barca (alle Murchison e al Queen Elizabeth), attività a Kisoro con la popolazione Batwa, game drive nei parchi, gorilla permit ($ 600 a testa) e scimpanzè permit ($ 150 a testa), escursione in canoa alle Mabamba Swamp alla ricerca del raro uccello Shoebill.

Voli: li abbiamo prenotati direttamente dal sito della compagnia aerea. L’unica condizione di mio marito era quella di viaggiare su voli separati, lasciando a casa i ragazzi è un po’ paranoico … quindi lui ha viaggiato con Qatar (€ 518) e io Ethiopian (€ 549).

Altri costi:  50 € a testa per il visto d’ingresso e 400 € spesi in loco tra mance, bibite ai lodge e acquisti vari.

Valuta:  scellino ugandese UGX. Dall’italia abbiamo portato Dollari poi cambiati nei piccoli banchi-cambio in valuta locale.

Importante: ad oggi, non accettano dollari emessi prima del 2004.

Visto e vaccinazioni: il visto bisogna richiederlo on-line sul sito https://visas.immigration.go.ug/ (consigliato) oppure all’arrivo ad Entebbe ($ 50). Il vaccino della febbre gialla lo abbiamo fatto a dicembre all’Asl del nostro paese. Abbiamo speso € 43 a testa. Non abbiamo avuto nessun effetto collaterale. Fino a qualche mese fa ci voleva il richiamo ogni 10 anni mentre ora hanno tolto questo limite perchè, studi fatti, hanno riscontrato che copre per tutta la vita.

Malaria: argomento delicatissimo. La malaria in Uganda c’è in alcune zone. Dovete valutare bene se i rischi dell’antimalarica sono superiori o inferiori al rischio di contrarre la malattia. Noi come sempre abbiamo optato per una profilassi omeopatica unita a quella comportamentale (dormire sempre sotto le zanzariere, vestiti a maniche lunghe e pantaloni lunghi per andare a cena,  eventualmente usiamo l’autan e cerchiamo di stare fuori il meno possibile, cosa non difficile perchè la sera non si vede l’ora di andare a dormire). In tutto il giro abbiamo visto solo un paio di zanzare.

Periodo ideale per un viaggio: il periodo secco  va da dicembre a febbraio e da giugno a settembre quindi questi sono i periodi consigliati per visitare il paese.

Due info generali: Capitale Kampala. Territorio 241.000 kmq + 36.600 di acque interne. Popolazione circa 35.760.000. Confina con: Sudan del Sud, Kenya, Tanzania, Ruanda e la Repubblica Democratica del Congo. E’ attraversata dall’equatore. Ci sono savane, foreste equatoriali, laghi di cui 3 dei più grandi in comune con altri stati (il lago Vittoria con Kenya e Tanzania, il lago Alberto e il lago Edoardo con il Congo) e molti fiumi. Il più importante è il Nilo che nasce dal Lago Vittoria, a Jinja, 80 km. ad est di Kampala.

Nel 1952 furono istituiti i primi parchi nazionali ed il turismo portò un introito considerevole. Poi con conflitti degli anni 70 e 80 tutto si bloccò e i parchi e le strutture ricettive furono danneggiati. Con la metà degli anni 80 il Ministero del Turismo creò nuovi parchi nazionali e si occupò della loro salvaguardia. Ad oggi i parchi nazionali sono 10:

  • Bwindi Impenetrable Forest (Patrimonio dell’umanità dell’UNESCO): http://www.ugandawildlife.org/explore-our-parks/parks-by-name-a-z/bwindi-impenetrable-national-park
  • Monti Rwenzori (Patrimonio dell’umanità dell’UNESCO): http://www.ugandawildlife.org/explore-our-parks/parks-by-name-a-z/rwenzori-mountains-national-park
  • Kibale Forest: http://www.ugandawildlife.org/explore-our-parks/parks-by-name-a-z/kibale-national-park
  • Kidepo Valley: http://www.ugandawildlife.org/explore-our-parks/parks-by-name-a-z/kidepo-valley-national-park
  • lake Mburo: http://www.ugandawildlife.org/explore-our-parks/parks-by-name-a-z/lake-mburo-national-park
  • Mgahinga Gorilla: http://www.ugandawildlife.org/explore-our-parks/parks-by-name-a-z/mgahinga-gorilla-national-park
  • Murchison Falls: http://www.ugandawildlife.org/explore-our-parks/parks-by-name-a-z/murchison-falls-national-park
  • Semuliki: http://www.ugandawildlife.org/explore-our-parks/parks-by-name-a-z/semuliki-national-park
  • Queen Elizabeth: http://www.ugandawildlife.org/explore-our-parks/parks-by-name-a-z/queen-elizabeth-national-park
  • Mount Elgon: http://www.ugandawildlife.org/explore-our-parks/parks-by-name-a-z/mount-elgon-national-park

 

Corrente: La corrente elettrica è a 220/230 Volt e 50 HZ. Serve un adattatore per prese di tipo inglese con 3 lamelle piatte.

Strade: a parte da Entebbe alle Murchison Falls e nella zona sud, da ovest verso Entebbe, dove c’è asfalto, il resto è sterrato in condizioni più o meno buone (dipende dalle piogge)

Km. percorsi:  2.000 tondi tondi

Siti internet:

– http://www.safarilodges.com/index.php?route=safari/country&safari_country_id=7 (mappe e info generali)

– http://www.visituganda.com/

– http://www.ugandawildlife.org/  

– http://www.aboutuganda.com/travel

Telefonini: il wi-fi l’abbiamo trovato solo nel lodge ad Entebbe quindi, per poter comunicare con whatsapp con i nostri figli a casa, abbiamo comperato una sim ugandese, per pochi euro, e le ricariche. Il segnale l’abbiamo trovato praticamente ovunque. Ottima soluzione.

Fuso: + 2 ore rispetto all’Italia

Giornata tipo: in Africa si vive in base al sorgere e tramontare del sole. Tutti i giorni eravamo in macchina nei parchi o per spostarci da un posto all’altro. Sveglia alle 6.00, se non prima, colazione al lodge, pranzo o al ristorante o con i lunch-box dove capitava, arrivo al tramonto al lodge, cena intorno alle 19.30 ed in branda alle 21.00.

Opinione generale: esperienza davvero unica!!

 

B) ITINERARIO GIORNO PER GIORNO:

 

1) 15 febbraio 2017, mercoledì

Sistemati i ragazzi a casa con i nostri 3 labrador e i nonni … partiamo … Mio marito ha il volo con Qatar. Lascia la macchina al solito parcheggio di Malpensa Green Parking (http://www.greenparkingmalpensa.it/) (€ 35 per 11 giorni). Mio suocero, apprensivo, decide di portarmi e di non farmi andare da sola con la macchina … Parto con Ethiopian con scalo di 1 ora a Roma.

 

2) 16 febbraio 2017, giovedì

Fino ad Addis Abeba il volo dura 5 ore e poi in altre 2 raggiungo Entebbe. Sorvoliamo il lago Vittoria dove si vedono numerose isolette. C’è il sole quindi quando scendiamo il caldo è notevole. Come prima cosa chiedono il certificato per l’avvenuta vaccinazione della febbre gialla, poi ci dividono in due file in base a chi ha fatto richiesta del visto on-line o meno. Chi lo ha fatto impiega solo 5 minuti al banco per il controllo passaporti, timbri vari, pagamento di 50 dollari, impronte digitali e foto. All’uscita il mio autista non c’è (c’è stato un malinteso) quindi prendo un taxi e mi faccio portare in hotel (10 $). Il tragitto dura pochi minuti. Quando arrivo non sanno più come scusarsi, ma il loro autista ha avuto un contrattempo. Vogliono restituirmi i 10 dollari ma gli dico che va bene così (poi non ci faranno pagare le bibite a cena). L’hotel si chiama Airport Guesthouse (http://www.naturelodges.biz/airport-guesthouse/). E’ piccolo ma carino. Il giardino è curato. C’è la struttura della reception/ristorante e poi le camere sono a parte, in un unico edificio di forma allungata. Tutte si affacciano sul giardino. E poi c’è lui … un bellissimo rottweiler di nome Simba. Ne approfitto del wi-fi per scrivere ai ragazzi a casa e poi vado con l’autista dell’hotel all’aeroporto a prendere Pier. E’ presto quindi cazzeggiamo un pò … per me la cosa è pesantissima perchè non sono capace a non far niente … quindi vado in giro per il giardino alla ricerca di qualcosa da fotografare … e poi alle 19.00 ceniamo. Siamo solo in 5 coppie quindi apparecchiano i tavolini nel giardino, a debita distanza uno dall’altro. Quando viene buio portano un trespolo al quale appendono una lampada ad olio. Molto carino. Assaggiamo la nostra prima birra locale, la Nile Special. Buona. Ci avvisano che la nostra guida Vincent domani mattina sarà qui di buon’ora quindi alle 20.30 ci ritiriamo in camera. Fa un caldo pazzesco per noi che arriviamo dal freddo delle nostre montagne … Il ventilatore serve a poco. Si scatena un temporale molto forte che rinfresca quindi Pier apre la porta della camera e dormiamo tranquilli con il fedele Simba che si sdraia sul nostro zerbino … da lì non entra nessuno …

 

3) 17 febbraio 2017, venerdì – km.418 – tempo bello (Entebbe – Ziwa Rhino Sanctuary – Murchison Falls National Park)

Ci svegliamo con il buio pesto. Colazione e poi incontriamo il mitico Vincent. Mi piace dopo le prime parole. E’ un tipo spassoso. Gli piace la compagnia e chiacchierare. Riuscirà ad attaccare bottone con tutti durante il giro e poi conosce un numero incredibile di persone … trova amici anche in mezzo al nulla. E con tutti si fa sempre una bella risata. E’ una persona che trasmette serenità. Alle 6.30 inizia la nostra avventura. In meno di un’ora raggiungiamo Kampala. In realtà non si può dire dove finisce Entebbe e dove inizia la capitale. Sono circa 40 km. e lungo la strada c’è un susseguirsi di case, negozietti e gente che cammina. Nel mentre vediamo il sole sorgere. E’ completamente sereno, il temporale ha abbassato le temperature. Kampala è un delirio. La prima cosa che mi lascia impressionata è il numero sconvolgente di motorette. Su alcune viaggiano in 4. Moto ovunque, macchine ovunque, tanti pullmini-taxi strapieni di persone con abiti coloratissimi che si dirigono in città a lavorare. C’è un susseguirsi di negozi che vendono ogni sorta di cosa e mercati di frutta e verdura. Tutti sono super indaffarati. Ci fermiamo in un banco-cambio per prendere un pò di valuta locale (100 dollari per 360.000 scellini). Impieghiamo 1 ora per attraversare la città e poi ci indirizziamo verso nord. Le grandi costruzioni di Kampala lasciano il posto alle piccole case. Attraversiamo paesini dove ci sono chiesette, moschee, mercati, negozi, persone, capre e mucche. Gli uomini hanno dei punti di ritrovo ai quali arrivano in motoretta. Queste sono talmente comode che alcuni riescono pure a sdraiarsi per schiacciare un pisolino …. Tutta la vita si svolge lungo la strada. Mi affascina già quello che vedo anche se poi, a fine giro .. mi renderò conto che questo tratto è sicuramente quello meno bello. Facciamo solo una sosta veloce per acquistare delle green banana (qui si chiamano matoche) cotte alla brace. Non mi fanno impazzire le banane ma queste sono buone. Alle 11.30 arriviamo allo Ziwa.

 

Informazioni sullo Ziwa Rhino Sanctuary:

  • http://www.ziwarhino.com/
  • http://www.rhinofund.org

Questo santuario è il frutto della collaborazione tra Rhino Fund Uganda e Uganda Wildlife Authority con lo scopo di reintrodurre questi magnifici animali nei parchi ugandesi dopo che vennero abbattuti e considerati estinti dal 1983. Questi territori sono di proprietà del capitano Joe Roy che li ha ceduti al progetto con uso esclusivo per 30 anni, rinnovabili. Il parco è stato istituito quando 6 rinoceronti sono stati trasferiti tra il 2005 e il  2006. Alcuni arrivano da altri parchi dove vivevano allo stato brado, mentre altri dagli zoo quindi hanno dovuto essere abituati alla libertà. Il progetto sta dando i suoi frutti perchè sono nati i cuccioli. Solitamente ci vogliono diversi anni prima che una femmina possa partorire di nuovo (se non ricordo male sono circa 5). Qui invece le femmine rimangono incinta dopo circa due anni dal parto. Questo vuol dire che questa location per loro è ottima e non sono stressati. Vengono monitorati 24 h su 24 da 80 ranger. Il loro territorio è circondato da reti elettrificate per proteggerli dai bracconieri e da altri animali. Oltre ai rinoceronti si possono vedere anche altri erbivori. Attualmente i rinoceronti sono 19.

 

Facciamo un breve briefing con la nostra guida e due turiste francesi che verranno con noi (mamma e figlia, le troveremo più volte nel corso del nostro tour). Non servono i pantaloni lunghi perchè non ha piovuto quindi non ci sono insetti fastidiosi. Ci spostiamo in macchina per un tratto e poi proseguiamo a piedi. Anche qui, come negli altri parchi che visiteremo, tante zone sono state bruciate. Viene fatto per far crescere nuova vegetazione fresca. In tutti i parchi africani lo fanno. L’unica cosa negativa è che è brutto da vedere. In effetti le foglioline verdi, in contrasto con il resto dei terreni di erba gialla secca, crescono velocemente e ci sono molti Uganda Kobs (antilope tipica) che brucano. Non camminiamo molto. Notiamo delle zanzariere attaccate agli alberi. La guida ci spiega che servono ai ranger per proteggersi da eventuali attacchi di insetti. Se uno sciame li attacca loro si rifugiano all’interno. Ad un tratto vediamo i primi due rinoceronti. Sono mamma e figlio, Bella con Zawadi e poco distante ci sono Donna con Taleo. Entrambe le coppie sono sdraiate sotto le piante al riparo dal sole. Noi ci teniamo a debita distanza e loro ci guardano. I cuccioli si alzano ma poi vedendo le mamme tranquille, tornano a sedersi accanto a loro. Hanno solo 8 mesi ma sono grandicelli. Entrambi i corni sono già ben sviluppati. Il primo a crescere è quello vicino alla bocca. In un boschetto vicino ci sono una decina di ranger che oziano. Sono i guardiani che non li perdono di vista neppure un minuto. Li lasciamo tranquilli e proseguiamo. Chiedo alla nostra guida se è possibile vedere Noelle, il piccolo nato un mese fa mezzo fa. Lui parla alla radio con altri colleghi e mi dice che magari riusciamo. Nel mentre ci avviciniamo ad un gruppo di 4 cuccioloni. Pascolano tranquilli e non ci guardano neppure. Dopo la guida ci porta su un sentiero in mezzo alla vegetazione … ed eccolo … il piccolino. La mamma Malaika sta mangiando e ci mostra il sederone, lui le gira intorno e si mette in bella mostra per farsi fotografare. Ma quanto è bello!!!! Ha il corno già leggermente accennato.

Ci spiegano che per i primi mesi le mamme tengono i nuovi nati sempre nel bush fitto. Li proteggono dagli altri giovani rinoceronti che sono molto irruenti nei giochi e potrebbero ferirli visto che le loro pelle è ancora molto sottile. Ci allontaniamo e rientriamo alla macchina. Il giro è durato un’oretta. Ripartiamo e ci imbattiamo in un gruppo di mucche. Alcune sono le famose mucche Ankole. Le femmine hanno corna enormi. Quelle dei maschi sono più piccole. Raggiungiamo la strada principale e ci fermiamo quasi subito in un ristorante. Bisogna passare sotto un  metaldetector per accedere e mi fanno aprire anche la borsa della macchina fotografica. E’ l’unico posto in tutto il giro dove fanno un controllo così. Non ne capisco la necessità anche perchè non ci sono recinzioni e se un malintenzionato volesse fare del male, potrebbe entrare da qualsiasi parte. Pranziamo bene. Vincent è una buona forchetta. Abbiamo a confronto la guida dell’anno scorso in Tanzania. Andrea mangiava pochissimo mentre Vincent apprezza. Alle 14.30 ripartiamo. Il nostro lodge si trova appena fuori dal gate nord, il Tangi gate, però per raggiungerlo passiamo esternamente al parco, prima sul lato ad est e poi quello a nord. Facciamo una sosta per fotografare le Karuma Falls. Sono delle rapide del fiume Nilo. Sulle sue rive la vegetazione è fitta. Qui inizia il parco. La zona in prossimità del fiume è verdissima, in netto contrasto con il resto del parco che sta subendo una grandissima siccità. Molti animali muoiono di fame. Si attendono le piogge che si spera non tardino. Il ponte che passa sul fiume, appena a valle delle rapide, non si può fotografare e non ci si può fermare. Appena oltre dei babbuini ci bloccano la strada. Un grosso maschio sale sul cofano ed appoggia le mani aperte sul vetro. Gli manca una falange a due dita. E’ in splendida forma perchè il pelo è bellissimo. Lucido e molto fitto. Cerca cibo che noi ovviamente non gli diamo. Ripartiamo lentamente perchè non vuole saperne di scendere poi due femmine fanno un verso quindi salta giù all’improvviso e le raggiunge. Da qui la strada è sempre dritta fino al lodge ed è molto bella. Il giallo dell’erba secca fa da padrone. C’è un susseguirsi di capanne, con il tetto di paglia, costruite tra piantagioni di cassava (tubero simile alla patata) che è una delle principali fonti di nutrimento per queste persone e piante di papaia cariche di frutti. Immagini molto belle. Il sole, che incomincia a scendere di fronte a noi, colora tutto ancor più di giallo. Il parco non è recintato quindi gli animali possono arrivare fino qui. Vincent dice che durante il periodo delle piogge gli elefanti non hanno necessità di rimanere vicino al Nilo perchè trovano acqua ovunque quindi si avvicinano alle capanne. Se distruggono i raccolti i proprietari si rivolgono allo Stato per farsi risarcire dei danni subiti. Questa è un’ottima cosa perchè altrimenti aumenterebbe notevolmente il conflitto uomo/animale, dove quest’ultimo non ha mai la meglio. Lungo la strada vediamo degli uomini che ci fanno cenno di rallentare. Ci sono due bufali poco distante che si accingono ad attraversare. Alle 18.00 arriviamo al nostro lodge dopo aver lasciato la strada asfaltata e aver percorso pochi km. di sterrato.  E’ il Fort Murchison (http://www.naturelodges.biz/fort-murchison/). Si affaccia sul Lake Albert. E’ in stile arabo pitturato di verde. L’impatto ambientale è zero ma obiettivamente io avrei scelto un altro colore … la sensazione è che sia ricoperto di muschio e quindi molto umido, in realtà è tutto quasi nuovo e tenuto molto bene. Sui muri camminano delle lucertole viola e gialle. La struttura centrale ha il terrazzo al posto del tetto dove ci sono divanetti e tavolini sotto delle coperture in tenda. Non stonerebbe se ci fossero uomini con il kefiah che bevono karkadè e fumano narghilè … Le camere sono di due tipi o in strutture singole, una camera al piano terreno ed una al primo, oppure sono tende. Quelle in muratura hanno diverse finestre tutte con le zanzariere. Qui la malaria c’è e fa sempre caldo quindi in questo modo garantiscono una perfetta areazione. Al nostro arrivo ci offrono un succo e le salviette umide poi ci danno qualche info del posto e riguardo alla cena. Andiamo in camera. La nostra è la più esterna quindi con la visuale migliore sul lago. Il posto non è recintato quindi due elefanti si stanno avvicinando. Un signore con un fischietto li fa allontanare poi torna il silenzio totale, rotto solo da qualche canto degli uccelli. Alle 19.00 il sole cala ma non c’è un bel tramonto perchè l’orizzonte è offuscato. Non ne vedremo uno decente per tutta la vacanza … Andiamo a cena. Fa caldo con i pantaloni lunghi e la maglietta leggera sempre a maniche lunghe (abbigliamento anti-malaria). Comunque ogni tavolo ha un ventilatore. Vincent cena e cenerà tutte le sere con noi. Le altre guide no. Lui dice che ha piacere a stare con noi e anche noi siamo contenti. Alle 21.00 dormiamo … anzi cerchiamo di dormire ma, nonostante sia tutto spalancato e ci sia aria … fa caldo. Questa sarà l’ultima sera in cui ci darà fastidio.

 

4) 18 febbraio 2017, sabato – km. 100 – tempo bello – (Murchison Falls National Park)

Con il buio andiamo a fare colazione e alle 7.00 siamo in macchina. Il sole sorge e noi siamo emozionati per la giornata che ci aspetta nel parco:

 

Informazioni sul Murchison Falls National Park:

  • http://www.murchisonfallsnationalpark.com/
  • http://www.ugandawildlife.org/explore-our-parks/parks-by-name-a-z/murchison-falls-national-park
  • http://www.visituganda.com/menu/category/where-to-go/northern-uganda-destinations/the-murchison-falls
  • http://www.safarilodges.com/index.php?route=safari/region&safari_country_id=7&safari_region_id=238

 

Il parco è dominato da fiumi, boschi, savana, zone umide e foreste tropicali. Nel 1926 è diventato riserva di caccia e poi nel 1952 parco nazionale protetto.  Si trova tra i 500 e i 1292 sul livello del mare. Ci sono 145 tipi di alberi, 76 diverse specie di mammiferi e 476 specie diverse di uccelli. I grandi mammiferi sono: leopardo (circa 90), elefante, leone (circa 1000), ippopotamo, giraffa di Rothschild, waterbuck (cobo d’acqua), hartebeest (alcefalo), oribi, facocero, bufalo, coccodrillo del Nilo e Uganda kobo. Non ci sono ghepardi, rinoceronti, impala, gnu e zebre. Questa è la più grande area protetta in Uganda che copre una superficie di oltre 3.893 kmq, prende il nome dalla sua famosa cascata. Il periodo migliore per visitare il Murchison Falls National Park è durante la stagione secca da dicembre a fine febbraio e da giugno a settembre quando gli animali si concentrano lungo i corsi d’acqua per abbeverarsi rendendo i loro avvistamenti più facili. Il momento migliore per il bird watching è gennaio-marzo.

 

Entriamo nel parco dal Tangi Gate. Vincent dice che di solito questo tratto è completamente allagato (la strada è rialzata). Ora è tutto asciutto. Questo dimostra la situazione critica del parco. Facciamo una sosta veloce per fare i permessi. Scendiamo tutti. Due elefanti mangiano tranquilli ad una decina di metri da noi. Per la prima volta mi trovo a piedi senza nessuna protezione di fronte al mio animale preferito!!! Sono completamente stregata dagli elefanti. Avendo letto libri su di loro so quanto sono intelligenti e sapere che sono a rischio di estinzione per mano dell’uomo … mi mette un nervoso!!!!! Se a qualcuno dovesse interessare, consiglio il libro di Joyce Poole, Ritorno in Africa la mia vita tra gli elefanti (è l’autobiografia di questa biologa che negli anni 80 li studiava ad Amboseli in Kenya). Rimango vicino alla struttura così avrei la via di fuga ma loro sono tranquilli. Uno interrompe di mangiare e mi guarda sventolando le orecchie. Che emozione. Partiamo. Visitiamo la zona che si trova a nord del Nilo ed in particolare il settore ovest che arriva alla riva del Lake Albert. C’è un paesaggio che non avevamo mai visto in Africa. A parte essere tutto secco per la siccità, la cosa particolare solo le palme. Palme ovunque. Vediamo molti animali come bufali, facoceri, cobo d’acqua (waterbuck che però non hanno il solito cerchio di pelo bianco di un paio di spanne che gli circonda la coda), uganda kobs, i piccoli oribi,le scimmiette cercopitechi Patas (monkey Patas) caratteristiche per il baffetto bianco … poi molti elefanti, giraffe, alcefali (hartebeest) e uccelli.  Arriviamo ai ruderi di un hotel, il Pakuba Lodge (http://sonderers.com/june-behind-the-wall/exploring-the-ruins-of-pakuba-idi-amins-favorite-safari-lodge). E’ stato distrutto durante la guerra nel 1972. Aveva addirittura la piscina. Vincent ci dice che era meraviglioso. Ora la vegetazione e le buganvillee fucsia crescono ovunque. Qui Vincent trova spesso il leopardo. Sentiamo un rumore e dai cespugli esce un cucciolone di iena. E’ l’unica che vedremo in tutto il tour. Lui comunque è soddisfatto dell’avvistamento perchè non se lo aspettava. Vediamo poi un bufalo morto all’inizio della decomposizione. E’ uno delle vittime della siccità. E’ ancora intatto. Arriviamo poi al lago. Belle immagini, i bufali camminano lentamente sulla sabbia per raggiungere l’acqua, i kobo brucano l’erba gialla, i cercopitechi Patas si rincorrono, una femmina ha il cucciolo attaccato al pelo sotto alla pancia, un varano (nile monitor lizar) cammina sinuoso, un gruppo numerosi di vari uccelli tra i quali le bellissime gru coronate (Gray Crowned Crane), uccello nazionale disegnato anche sulla bandiera, si ciba di piccoli insetti sulle sponde del lago, nell’acqua una ventina di ippopotami (con tanto di uccellini appoggiati sulla schiena) galleggiano pigramente e diverse barche di pescatori raccolgono le reti. L’altra riva del lago è Congo. Essendo una zona aperta scendiamo un attimo. Nell’acqua noto delle piantine che vedo sempre in serra in Italia, i giacinti d’acqua (Eichhornia crassipes), non li avevo mai visti fioriti. I fiorellini sono lilla. Molto belli. Ripartiamo ed incrociamo una jeep con, ovviamente, un carissimo amico di Vincent … dopo una bella risata ci dice che poco più indietro hanno visto i leoni ma erano in movimento. Partiamo a razzo e cerchiamo ma nulla. Non si può uscire fuori strada quindi ogni 100 metri ci fermiamo e Vincent sale sul tetto a guardare. Nulla. Peccato. In compenso ci troviamo in mezzo ad un gruppo enorme di bufali. Ecco, i bufali qui non mancano …. Proseguiamo lentamente facendo vari avvistamenti tra i quali diversi elefanti con i piccoli.

Arriviamo alle 12.00 a Paraa dove c’è un traghetto, che trasporta le auto alla riva opposta del Nilo. Parte ad orari fissi (7-9-11-12-14-16-18-19). Va avanti ed indietro fino a quando non ci sono più macchine. Da qui partono anche le crociere per vedere le Murchison Falls, quello che faremo noi dopo pranzo. Qui c’è un grande lodge che si affaccia sul fiume. Poco prima dell’ingresso dell’hotel ci fermiamo in una specie di villaggio dove vivono le persone che lavorano al lodge e non solo. La cosa buffa è che c’è un elefante che cammina in compagnia di un brutto marabù (uccello che si nutre di animali morti come l’avvoltoio) … tra le casette … come se nulla fosse. Lui passa a pochi metri da noi, si ferma poi a mangiare una noce di cocco, si gratta il collo contro un albero e se ne va. La gente manco lo guarda. Entriamo nella struttura ristorante. Ci sono delle sedie posizionate davanti ad una tele. Molti bambini la guardano (oggi è sabato quindi sono a casa da scuola) ma quando entriamo noi … guardano solo noi … e io guardo solo loro per quanto sono belli. Vorrei fotografarli ma non oso. Sul retro c’è uno shop che vende bibite e un banco dove volendo si potrebbe prendere qualcosa da mangiare. Onestamente non mi ispira molto perchè è parecchio sporco. Avremmo preferito mangiare sui tavoli esterni il nostro lunch-box ma ci sono i babbuini che girano quindi non ci conviene. Poi mi distrae l’arrivo di una coppia di giovani bianchi con due ragazzini di colore e due signore, sempre di colore. Li guardiamo, ci facciamo l’idea che siano qui per adottarli. Sono super attenti ad ogni loro esigenza, emanano felicità da tutti i pori e sono super sorridenti anche se attendono sempre un segno di consenso da parte delle altre due donne. Se così fosse … grande opportunità sia per i ragazzi che per loro due … Mangiamo solo un panino ed il resto lo distribuiamo ai bambini. Usciamo e ci indirizziamo di nuovo al punto in cui partono i traghetti. E’ presto quindi cazzeggiamo. Ci sono grandi alberi di kigelia africana (albero delle salsicce) con enormi … salsicce … attaccate. Non ne avevo mai viste di così grandi. Alcune saranno lunghe anche 80 cm. Sulla riva del fiume c’è un grosso mappamondo. Ci sediamo su alcune panche all’ombra. Alcune ragazzine sono vicine a noi. Avranno una quindicina di anni. Hanno tutte rigorosamente i capelli corti, come tutte le donne ugandesi. Hanno vestiti colorati. Ci guardano e ci studiano. Tiro fuori un pacchetto di Vigorsol. E loro sorridono. Gliele offro. Una ragazzina per poco muore. Sono alla menta forte e lei non se lo aspettava. Incomincia a tossire e le vengono i lacrimoni agli occhi. Le altre … stronze … ridono come delle matte. Le offriamo dell’acqua e tutto torna alla normalità. Chiedo loro se vogliono seguirmi fino al mappamondo. Indico dove siamo e dove abito io. Conoscono solo qualche parola in inglese ma capiscono. E poi ridono e si mettono a guardare tutto il mondo e a fare chissà quale fantasticheria. Arriva il traghetto e loro lo prendono e portano via anche dei grossi sacchi pieni di bottiglie di plastica. Questo è un grande problema. La plastica, vicino ai centri abitati, purtroppo, se ne vede ovunque. Hanno sempre usato ceste di foglie intrecciate e tronchi di acqua scavati ed ora si trovano con questa comodità ma nessuno deve aver spiegato loro che non è biodegradabile. Avrebbero dovuto educarli a buttarla quanto meno in un solo punto, fuori dai paesi, e poi dovrebbero passare a raccoglierla. Ma probabilmente è troppo complicato da gestire. Già vivono nella polvere e nel fango, almeno la plastica se la potrebbero evitare. Però devo dire che davanti alle capanne e davanti ai negozi è tutto pulito. Si vedono sempre le donne che scopano con delle frasche. Tornando a noi. Alle 14.30 parte la barca, a due piani con una quarantina di persone a bordo, che ci porterà alle cascate. Il tutto durerà 3 ore e 15. Vediamo tantissimi ippopotami (sdraiati completamente tra i giacinti d’acqua e i loro fiori), coccodrilli, uccelli, waterbuck, bufali, giraffe e degli elefanti. Quando arriviamo alle cascate non ci si riesce ad avvicinare troppo per via della corrente. C’è una specie di isola rocciosa dietro la quale la barca si ferma per non essere spinta via. Molto bella la location. In questo punto, chi ha prenotato, può scendere, pagare qualche dollaro e andare a piedi fino alla sommità delle cascate. Il percorso dura circa 2 ore poi le guide vengono a recuperare lassù. Quando torniamo al porticciolo Vincent è molto agitato. Dice che prima di uscire vuole trovare i leoni perchè sa che ci teniamo. Un qualche suo amico gli ha detto la zona, vicino al Lake Albert dove eravamo questa mattina. Abbiamo solo poco più di 1 ora quindi partiamo subito. Il sole è basso e tutta l’erba gialla  sembra ancora di più oro. E poi eccole …  3 leonesse nascoste sotto un cespuglio. Essendo in ritardo ci avviciniamo un pochino troppo velocemente ma spegniamo subito il motore. Una scappa via. Un altra esce dal nascondiglio e rimane a pochi metri. L’altra resta al suo posto. Quindi vediamo molto bene quella appena uscita. E’ giovane. Rimaniamo proprio 5 minuti e poi via verso il gate. Il sole tramonta. Usciamo con 10 minuti di ritardo ma non ci dicono nulla. Arriviamo al lodge con il buio. Andiamo subito a cenare. Ottima. Soprattutto la zuppa è molto gradita. Ci mettiamo d’accordo per la partenza di domani mattina poi doccia e a dormire. Questa sera, sarà la stanchezza o sarà che ci stiamo climatizzando, dormiamo benissimo ed il caldo non lo sentiamo.

 

5) 19 febbraio 2017, domenica – km. 390 – tempo bello – (Murchison Falls National Park – Kibale National Park)

Oggi sarà la giornata di viaggio più impegnativa. Vincent è agitato perchè dice che non sa come sono le strade. Alcune sono in rifacimento quindi ha paura che ci impieghiamo più del previsto. Colazione veloce e alle 5.50 partiamo. Raggiungiamo il Tangi Gate entrando prima dell’orario (evidentemente non sono così fiscali come in altri parchi africani), e percorriamo i 23 km. che separano il gate dal Paraa ferry. Lo raggiungiamo prima delle 7.00, in perfetto orario. Vincent è di una precisione pazzesca. E’ una bella immagine. Il sole fa capolino e colora tutto di colori pastello. Il Nilo, che sembra olio, scorre silenzioso ricoperto dalla nebbiolina, la chiatta arriva trasportando di tutto e di più e scarica anche dei ranger armati che danno il cambio ad altri che salgono con noi. Sembra di essere fuori dal mondo. Dobbiamo salire a piedi e rimanere giù dalla macchina. In pochi minuti siamo sull’altra riva e partiamo decisi verso ovest. In 20 minuti usciamo dal parco dal Bugungu Gate. Questo tratto di strada è uno di quelli che mi è piaciuto di più. Qui ci sono solo capanne costruite con una struttura di legno e ricoperte di fango e con il tetto di paglia. Si vedono parecchie fascine di paglia lungo le strade e diverse persone che le trasportano a piedi o in bici. Non ci sono paesi ma solo piccoli agglomerati di capanne o capanne singole. In tutte le case che vedremo nei giorni prossimi non hanno acqua e luce ma sono un pochino più confortevoli perchè fatte di mattoni, queste invece sono veramente al limite. Qui le motorette non girano. Nessuno se le può permettere. I più fortunati hanno una bicicletta per trasportare ogni sorta di cosa, altrimenti vanno a piedi con tutti i carichi sulla testa. Troviamo mucche (anche le ankole) sulla strada, bambini vestiti di stracci, a piedi nudi, che giocano con chissà che cosa … ma sono tutti sorridenti e quando ci vedono arrivare saltano in piedi sventolando le loro manine e, come ho scritto all’inizio, urlando Hi Omuzundu, ciao uomo bianco!!! Bambini che non hanno niente ma sono felicissimi. Qui vedono poche macchine passare quindi ogni volta è una festa. C’è una processione di donne e bambini che vanno al pozzo a prendere l’acqua  con le tanichette gialle. I pozzi sono sotterranei e c’è una pompa grazie alla quale l’acqua viene portata in superficie. E’ una cosa che richiede il suo tempo quindi le donne ne approfittano per parlare e i bambini per giocare. E’ un punto di ritrovo. Alcune donne fanno il bucato nei piccoli ruscelli creati dalle piogge. La strada, ovviamente sterrata, è di terra rossa. La velocità non è sostenuta ma viaggiamo decisi. Fossimo stati da soli, senza guida, avremmo impiegato una settimana per percorrere questo tratto. C’è talmente tanto da fotografare … Vedo Vincent concentrato sulla guida quindi gli chiedo poco di fermarsi. Scatto viaggiando. Ci sono grandi piantagioni di banane e piante di papaia. Man mano che ci spostiamo verso est ci sono sempre meno capanne e più case quindi si vedono ovunque le piramidi di mattoni. Vediamo tutte le fasi da quando le costruiscono, a quando le fanno cuocere (ci impiegano 24 ore accendendo il fuoco in due spazi lasciati aperti nella parte bassa), o quando le smantellano. In tutto il giro sono riuscita solo una volta a vedere come costruiscono i mattoni. Non sono riuscita a catturare la foto e mi è spiaciuto. C’era un ragazzino che impastava la terra e la metteva in una sagoma. L’ho visto per una frazione di secondo ed ora che ho messo a fuoco la cosa, non ho più osato chiedere a Vincent di tornare indietro. Ero convinta che ne avremmo trovati altri. Peccato. Si ricominciano a vedere le motorette, i villaggi con i negozi colorati lungo la strada e le persone che cucinano cibi a noi sconosciuti. Mi affascinano queste immagini anche se i miei preferiti sono i mercati di frutta e verdura. Passiamo vicino ad una pozza creata da un ruscello. Nell’acqua ci sono moto ed auto con i rispettivi proprietari che le lavano … patico car wash … Oggi è domenica quindi tutti vanno a messa. Ogni villaggio ha la chiesa quindi passando sentiamo i canti. In base agli orari delle funzioni troviamo gente lungo le strade che va o che esce. Indossano tutti abiti eleganti. Chiediamo sa Vincent se possiamo fermarci in una chiesa. Lui acconsente e parcheggiamo. Gli adulti sono fuori e ci sorridono. Ora c’è la messa dei bambini. Arriviamo sulla soglia ed ecco che …. decine di occhietti non guardano più il sacerdote ma si girano e guardano noi. Si avvicina subito un ragazzo dandoci il benvenuto ed invitandoci alla messa degli adulti che inizierà al termine di quella dei ragazzi. Ci sarebbe piaciuto ma abbiamo tantissima strada da fare quindi non possiamo. Ci era già capitata una cosa del genere in Baja California dove avevamo trovato una minuscola chiesetta nel deserto e ci eravamo fermati a curiosare. Il sacerdote era uscito a darci il benvenuto in … italiano … pazzesco … era di un paese a 50 km.dal nostro e viveva lì da 30 anni. Ci eravamo fermati e abbiamo assistito ad una messa bellissima. Ne eravamo usciti commossi, anche i bambini. Sarebbe stato bello poter rimanere qui e … considerando che in Italia in chiesa non ci andiamo …. una messa ogni tanto…. non farebbe male … Ripartiamo. Lungo tutto il tragitto facciamo solo un paio di soste e poi tappa benzina ad Hoima. Alle 14.30, dopo 8 ore e mezza, arriviamo a Fort Portal. Questa è una grande cittadina. Andiamo a pranzo al Garden Restaurant. E’ sugli standard europei. Ripartiamo dopo un’oretta. Ci sono piantagioni di the ovunque. Il paesaggio è collinare. Attraversiamo il Kibale Forest National Park dove andremo domani per il trekking alla ricerca degli scimpanzè. Per raggiungere il nostro lodge lasciamo la strada principale e percorrendone una stretta tra le piante di banane e le case. Ci sono tanti bambini che giocano a calcio in un prato. Quando passiamo smettono di giocare, ci salutano e rincorrono la macchina urlando. Che belli!!! Alle 17.00 siamo al Kibale Forest Camp (http://www.naturelodges.biz/kibale-forest-camp/) che si trova nella vegetazione fitta. Ha una struttura centrale aperta, fatta in legno con il tetto in paglia, dove c’è il bar con alcuni divanetti nella parte bassa e il ristorante al piano sopra. Le camere sono tendate con una struttura in legno che le copre e si trovano sparse nella foresta. Ci accolgono con succo e salviette. Si sentono versi di scimmie. Andiamo nella nostra tenda, la Sunbird. Sembra nuova di pacca. Molto bella. Questa sera ceneremo solo io e Pier perchè ci sistemano in un tavolino da due, a lume di candela. Facciamo il bis della zuppa perchè è una bomba … Quando scendiamo vediamo Vincent che cena sul tavolo del bar da solo. Mi è dispiaciuto. Fa freddo quindi andiamo volentieri in camera. Ci spaventiamo. Sulle seggioline nel portico c’è una guardia con due cani. Quando arriviamo se ne va. Il lodge non è recintato ed intorno abitano tante persone che potrebbero essere interessate ai bagagli dei turisti … danneggiando anche le tende. Ci chiudiamo dentro con il lucchetto e andiamo a dormire al calduccio sotto le coperte .. Di notte si scatena il finimondo. Piove l’impossibile. Bello sentire il rumore della pioggia ma non me lo gusto perchè penso a come possiamo fare domani con gli scimpanzè ….

 

6) 20 febbraio 2017, lunedì – km.155 – tempo pioggia/variabile – (Kibale National Park – Queen Elizabeth National Park)

Andiamo a fare colazione con l’ombrello (tutti i lodge li hanno nelle camere) e alle 7.30 partiamo. Vediamo una realtà completamente diversa. Le case che abbiamo visto arrivando qui ieri, che erano piene di vita, ora sono tutte chiuse e non ci sono più le grida dei bimbi. C’è nebbia e la pioggia cade battente. La cosa che più mi lascia basita è che la strada principale è piena di bimbi con le divise colorate che vanno a scuola sotto il diluvio. Sono bagnati fino al midollo ma tutti sorridenti ci salutano. Non possono fermare tutte le attività quando piove, e qui piove spessissimo, ma credevo che le rimandassero. Quelle creature rimarranno bagnate chissà fino a quando. Gli acquazzoni solitamente sono veloci e poi il sole torna a splendere ma quando arriva il periodo delle piogge durano un pochino di più. In effetti sta diluviando dalle 2.30 di questa mattina senza sosta. Arriviamo poi alla stazione dei ranger.

 

Informazioni sul Kibale Forest National Park:

  • http://www.kibaleforestnationalpark.com/
  • http://www.ugandawildlife.org/explore-our-parks/parks-by-name-a-z/kibale-national-park
  • http://www.visituganda.com/menu/category/where-to-go/western-uganda-destinations/kibale-national-park
  • http://www.eastafricantrails.com/chimpanzee-tracking-in-uganda/
  • http://www.safarilodges.com/index.php?route=safari/region&safari_country_id=7&safari_region_id=244

 

Costo ingresso al parco: 40 $ – Costo ingresso per un 4×4: 15 $

Scimpanzè Permit per la Kanyanchu Primate Walk: 150 $ (ad aprile, maggio e novembre 100 $) – durata 3/4 ore – partenze alle 8.00 e alle 15.00

Chimp Habituation: 220 $ dura dall’alba al tramonto e si monitorano i primati con i ricercatori

 

E’ il parco nazionale più giovane dell’Uganda. Si trova vicino alla città di Fort Portal, nella parte occidentale dell’Uganda, est delle montagne del Rwenzori. Copre 795 kmq ad un’altitudine compresa tra 1.590 e 1.100 metri. Il punto più alto è a nord mentre il più basso a sud, sulla Rift Valley Albertina. Questa diversità di altitudini ha fatto si che ci siano diversi habitat: la foresta tropicale umida a nord mentre savane a sud. Confina con il Queen Elizabeth National Park ed in tutto sono 180 km. di parco nei quali possono vivere gli animali selvatici. Ci sono 351 specie di alberi (alti anche 55 metri e che hanno più di 200 anni). Vivono 375 specie di uccelli, 250 di farfalle e 70 specie di mammifieri (13 sono primati tra i quali si trovano gli scimpanzè, qui sono circa 1450 e sono monitorati dal 1993 e sono il posto in Uganda dove sono più numerosi). Altri animali presenti sono: elefanti (500 circa), efalofi rosso e blu, bushbacks, sitatunga, maiali selvatici, maiali giganti della foresta, facoceri, bufali, leopardi, gatti dorati africani, serval, manguste, lontre ed occasionalmente i leoni. Questi animali possono passare da un parco all’altro.

 

Attività:

– Kanyanchu Primate Walk (camminata alla ricerca degli scimpanzè): Il trekking dura  3/4 ore (massimo 6 persone per gruppo). I bambini sotto i 12 anni non sono ammessi. Per la propria sicurezza e la protezione degli scimpanzé, si è tenuti a seguire alcune regole importanti, oltre alle normali di civiltà ed educazione, come non entrare se si è malati (anche solo un raffreddore o dissenteria), non parlare a voce alta, non  rincorrere gli scimpanzè e non cercare di imitare i loro versi perchè non si sa cosa si potrebbe dire …, non mangiare vicino a loro, non usare i flash e rimanere ad almeno 8 metri di distanza. Partono due gruppi tutti i giorni, alle 8.00 e alle 15. Al mattino sono molto più attivi perchè cacciano e quindi si muovono velocemente sugli alberi mentre al pomeriggio scendono a terra per riposarsi, gicare, accoppiarsi. Quando viene trovata una famiglia, si può rimanere con loro solo 1 ora.

– Chimp Habituation: Età minima 15 anni. Si ha la possibilità passare la giornata con loro accompagnando i ricercatori nel loro studio. Li si monitora quando disfano i giacigli della notte (dalle 5.30 alle 6.30) poi tutta la giornata seguendo le loro attività fino alle 19.00 quando costruiscono i giacigli per la notte.

 

Cosa indossare durante i trekking:

– zaino con acqua e barrette

– scarpe da trekking resistenti ed impermeabili

– leggeri impermeabili la temperatura è variabile e le condizioni meteorologiche possono cambiare
– pantoloni e maglie maniche lunghe (comunque vestirsia cipolla)

– calzettoni da trakking spessi

– consigliabili le ghette in modo tale che le formiche non salgano sotto i pantaloni

– autan o similare

– guanti leggeri per non graffiarsi con le foglie e i rami

 

Informazioni sugli scimpanzè:

Gli scimpanzè si possono trovare in 21 paesi africani ma l’Uganda ha gruppi più numerosi. Ce ne sono circa 5.700 e vivono sul confine occidentale del paese. Alcune famiglie di scimpanzè sono state avvicinate da personale specializzato per far si che si abituassero all’uomo. Questo è un procedimento molto lento che non dura mai meno di 3 anni. Fanno si che questi primati non scappino appena vedono le persone. Diciamo che si insegna loro  a tollerarci ma non si lasciano avvicinare a meno che siano loro a decidere di farlo.. Questo fa si che i turisti portino soldi che vengono poi usati per la loro salvaguardia perchè sono animali che risciano l’estinzione, come i gorilla. Gli scimpanzè conoscono i ranger che portano i turisti. E’ capitato che dei turisti si siano addentrati nella foresta da soli e alcuni scimpanzè (tra quelli abituati all’uomo) li hanno attaccati in quanto non li conoscevano.

Un adulto maschio pesa tra i 35 e i 70 kg e sono alti circa 3 metri mentre una femmita tra i 26 e i 50 ed è alta circa 2 metri. La vita media in natura è di 40 anni mentre in cattività arrivano a 60. Vivono in gruppi di 10/100 membri. I giovani scimpanzé diventano indipendenti all’età di quattro anni. Possono essere aggressivi e poco socievole, soprattutto se disturbati. Passano molta parte della giornata per terra ma per dormire costruiscono dei giacigli sugli alberi. La loro dieta è varia ed è composta da foglie, semi, frutti, fiori e termiti. In Uganda oggi, gli sforzi per conservare gli scimpanzé sono ampiamente riconosciuti e ben supportati. Gli scimpanzé sono i parenti più stretti per gli esseri umani e condividono circa il 98% della lcomposizione del DNA degli esseri umani. Sono socievoli, colti, comunicativi e hanno la capacità di utilizzare strumenti come le rocce per la frantumazione delle noci, baccelli vuoti per raccogliere l’acqua e bastoni per catturare le termiti dalle loro tane.

Una grande ricercatrice che si batte per la salvaguardia degli scimpanzè è Jane Goodall (nata a Londra nel 1934), (http://www.janegoodall.org/) E’ nota soprattutto per la sua ricerca sugli scimpanzé del Parco Gombe, sul lago Tanganica in Tanzania. Nel 1977, Jane Goodall fondò il Jane Goodall Institute (JGI), un’organizzazione che si occupa sia dello studio che della protezione degli scimpanzé. Il JGI dispone di 19 uffici dislocati in diversi Paesi del mondo e mette in pratica programmi di sviluppo e di protezione dell’ambiente in diverse zone dell’Africa.

 

Il briefing è alle 8.00. Ci vengono spiegate le regole da seguire nel parco e ci danno qualche info. Ci dividono in 4 gruppi da 6 e partiamo, alle 8.30, ognuno con una guida. La nostra si chiama Africano … siamo ancora con le signore francesi. Indossiamo delle mantelle che ci coprono fino ai piedi. Prosegue a piovere ma sotto le piante si sente un pochino di meno. Il primo tratto lo facciamo tutti insieme poi ci si divide. Vediamo un nido sui rami alti di un albero. Ogni tanto c’è una zampa che esce e vengono buttati su di noi i gusci di qualche frutto. Ci sono all’interno una mamma ed un cucciolo. Nel mentre smette di piovere. Troviamo una famiglia, sono tutti sui rami alti di una grande pianta piena di frutti. Esce il sole quindi rimangono lassù a mangiare ed asciugarsi. Africano dice che è difficilissimo che scendano. Ieri, sia al mattino che al pomeriggio, erano a terra. Che iella. Dovremo accontentarci di vederli da una decina di metri se non di più spostandoci tra le piante per avere visuali diverse. Staremo tutta l’ora con il naso all’insù … comunque li vediamo bene affaccendati nelle loro attività. Ci sono 3 cucciolotti che giocano come matti e urlano a più non posso, una mamma ha un piccolo attaccato al pelo e poi ci sono altri adulti. Non riusciamo a contare il numero esatto. Emozionante anche se mi sarebbe piaciuto, come capita spessissimo a molti turisti, di vederli da vicino per terra. Pazienza. Africano ci fa rimanere sul posto più del tempo. Troviamo una grandissima lumaca africana con il guscio a spirale e poi fa in modo di cercare altre scimmiette. Ci spiega tutto di loro. Vediamo il colobo bianco e nero (bellissimo), il cercopiteco barbuto (Hoest’s monkey) e il cercopiteco naso bianco (red tailed monkey). Alle 12.45 siamo di ritorno e siamo gli ultimi. Pranziamo con i nostri lunch-box sui tavoli nella zona pic-nic. Proseguiamo in direzione sud-ovest, diretti al Queen Elizabeth National Park, alle 14.30. Lungo la strada ci sorprende un temporale di quelli belli tosti. Vincent dice che in questa parte del paese le piogge stanno iniziando. Dopo poco torna di nuovo il sole e i bimbi rientrano da scuola, questa volta senza bagnarsi.

Anche qui ci sono villaggi con mercati, negozietti, gente a non finire e piantagioni di banane. Alla nostra sinistra vediamo le montagne del parco Rwenzori. Ad un certo punto svoltiamo a sinistra, andando diritto si arriva alla frontiera con il Congo. Entriamo nel parco.

 

Informazioni sul Queen Elizabeth National Park:

  • http://www.ugandawildlife.org/explore-our-parks/parks-by-name-a-z/queen-elizabeth-national-park
  • http://www.queenelizabethnationalparksafaris.com/
  • http://www.safarilodges.com/index.php?route=safari/region&safari_country_id=7&safari_region_id=242

 

Park entrance 40 $ – Game Drive ( Day) 20 $ – Launch trip 30 $  – Chimp tracking (Kyambura Gorge) 50 $ – Cruise 30 $ (2 ore) massimo 40 persone

Costo ingresso per un 4×4   15 $

 

Nel parco vivono: leoni circa 90(nel settore Ishasha dormono sugli alberi di fico), leopardi circa 100, zibetti, genette , serval, 5000 ippopotami, 2500 elefanti, oltre 10.000 bufali, facoceri, antilopi d’acqua, Uganda kob, topi, l’antilope sitatunga. Non ci sono le giraffe, zebre ed impala. Dieci specie di primati come scimpanzè, colobus, cercopitechi e babbuini. Circa 600 specie di uccelli.

 

Ci fermiamo a fare la foto al simbolo dell’equatore che si trova in completa solitudine in mezzo al verde. Quello più famoso (che vedremo tra qualche giorno) è su una strada più trafficata quindi ci sono negozietti ecc.ecc. Facciamo una sosta alla biglietteria che si trova su una collinetta dalla quale c’è un bel panorama e si vede in lontananza il sul Lake George. All’interno della struttura ci sono dei plastici che mostrano la morfologia del parco. Si vedono i numerosi laghi vulcanici. Interessante. Arriviamo poi al Kazinga Channel. C’è un ponte dal quale i ragazzini si tuffano nell’acqua … mah … temerari … con hippos e crocs in giro … Il ponte non si può fotografare. Subito dopo giriamo a destra ed arriviamo alle 16.30 al nostro hotel, il Bush Lodge, che si affaccia sul Kazinga Channel, dove rimarremo due notti (http://www.naturelodges.biz/the-bush-lodge/). Proprio bello. Mi ricorda i campi della Tanzania. Ci sano due grosse strutture tendate, una salotto ed una ristorante, rivolte al boma (braciere). Qui non si può girare da soli dal tramonto all’alba per gli ippopotami e i predatori che possono avvicinarsi. La nostra camera, la hippo, è tendata. Si affaccia su un’insenatura del canale dove molti ippopotami fanno un casino pazzesco … Nella struttura c’è solo il wc in locale chiuso. La cosa particolare è che c’è il gabinetto dal quale parte un tubo che scarica in un secchio. Questo tutti i giorni viene svuotato. Non c’è lo sciacquone ma si deve buttare all’interno la segatura. L’unica cosa non proprio carina … Usciamo poi dalla porta sul retro. E’ tutto recintato da canne di bambù. Ci sono la doccia a cielo aperto ed il lavandino. La doccia deve essere ricaricata. Ci sono due taniche sopraelevate. Diciamo che vogliamo lavarci subito quindi portano l’acqua bollente. Un signore sale su una scala e la rovescia  in una delle due taniche, nell’altra c’è l’acqua fredda. Troppo forte!! Non avevo mai fatto la doccia così!!! Se poi dovesse piovere … non devi neppure miscelarla … Vediamo il tramonto sul canale con gli ippopotami che verseggiano poi andiamo a cena. Qui ad ovest le temperature sono più basse rispetto alle Murchison Falls. Un ragazzo ci accompagna alla camera. Noi abbiamo le nostre pile ma fanno ridere a confronto della tremenda torcia che ha lui …. Di notte piove molto.

7) 21 febbraio 2017, martedì – km. 100 – tempo variabile – (Queen Elizabeth National Park)

Usciamo dalla tenda alle 6.00 guardandoci bene in giro ma in meno di un secondo arriva un ragazzo ad accompagnarci. Dopo colazione partiamo alla scoperta del parco. La sezione Kasenyi (sopra il Kazinga Channel che arriva fino al Lake George) è una zona che si allaga velocemente quindi se piove non consentono l’accesso, se minaccia pioggia è a discrezione della guida. E’ solo nuvolo e poi uscirà dopo poco il sole quindi possiamo entrare. Alcuni uomini stanno gonfiando una mongolfiera. Qui il paesaggio è di erba gialla e di enormi piante di euphorbia ovunque. Vediamo subito tantissimi Uganda Kobs e bufali. Qualche amico di Vincent gli telefona quindi ci indirizziamo in un punto dove vediamo due leoni maschi che dormono. Sono ad una ventina di metri dalla strada. Salgo in piedi sul tetto della macchina così li vedo meglio. Nel mentre esce il sole e la mongolfiera si alza in cielo. I due leoni hanno la pancia piena. Si stirano, si mettono a pancia all’aria. Poi un si alza e si stira di nuovo poi si sdraia con ben poca delicatezza … rimaniamo una mezz’oretta a guardarli ma vedendo che non ci pensano proprio a muoversi, proseguiamo verso Kasenyi. Vediamo due ippopotami, a 3 metri dalla strada, completamente immersi nel fango … dura la vita!!!. Arriviamo su una collinetta che si affaccia su un lago salato. Qui non raccolgono il sale anche se le rive hanno tutte un reticolato fatto con la sabbia. Ci sono un paio di negozietti con un bar ed due ragazzi che cucinano il Rolex o Ciapate (pronuncia Ciapati). Vincent ne compera uno e Pier lo segue a ruota anche se sono le 10 del mattino… Fanno cuocere una pasta, come se fosse quella della pizza, in una pentola e fanno una piadina. A parte fanno una frittata con cipolla e pomodoro, la stendono sulla piadina e poi la arrotolano. Davvero buona. Ci indirizziamo poi verso il settore ovest, sempre a nord del Kazinga Channel. Qui è molto più verde. Vediamo un gruppo di elefanti con diversi piccoli. Questa è una zona di piccoli laghi vulcanici. Vediamo il Lake Nyamunuka sulle cui rive si riposano diversi bufali. Arriviamo al paesino di Katwe sul Lake Edward (meno della metà è ugandese, la restante parte è del Congo). Che realtà particolari … ci sono delle donne che fanno il bucato nell’acqua del lago, a pochi metri da loro degli ippopotami oziano, alcuni brutti marabù cercano cibo, delle caprette si abbeverano vicino a due bufali che ruminano poco distante. Uomo/animale … sempre … Superiamo il paese ed arriviamo ad un lago. Che bel colpo d’occhio con le piante di euphorbia che lo circondano. Alcune donne ci vengono incontro con fascine di legna enormi sulla schiena. Superiamo il lago e troviamo delle mucche tra le quali le ankole sulla strada. Scolliniamo ed arriviamo al Katwe Salt Lake. Uno dei posti che mi è piaciuto di più del viaggio. Tutto il lago ha un reticolato di vasche artificiali sulla circonferenza. Gli sbarramenti sono fatti di sabbia, rocce, legni e plastica. Qui viene raccolto un quantitativo enorme di sale, ad uso interno. Non è per l’esportazione. Lavorare in queste acque salate crea grandi problemi di salute alle persone. Tra questi la sterilità. C’è tantissima gente che lavora. Le donne raccolgono nelle vasche esterne e molte trasportano i pezzi di sale in bacinelle in equilibrio sulla testa.

Gli uomini sono al centro del lago, immersi fino al collo. Spaccano il sale dal fondo del lago e appoggiano i blocchi su alcune zattere. Scendiamo dalla macchina. Siamo gli unici bianchi. Ci viene incontro un signore gentilissimo che ci accompagna e ci spiega tutto su questo posto. Mi dice che posso fare foto senza problemi ma cerco di farlo con discrezione. Quando la spiegazione finisce facciamo due passi verso la zona centrale del lago. Qui fa parecchio caldo. Al termine della visita ripartiamo subito. Raggiungiamo Mweya, dove il Kazinga Channel si getta nel Lake Edward. C’è un punto informazioni dove andiamo a curiosare poi andiamo in un ristorante che si affaccia sul canale. Abbiamo i nostri lunch-box ma Pier si prende ugualmente un piatto. Cazzeggiamo e poi ci indirizziamo al piccolo molo dove parte la barca (con una ventina di persone) che per due ore navigherà sul canale fino al Lake Edward. Potevamo scegliere l’orario e abbiamo preferito fare a quest’ora (alle 15.00) perchè solitamente nel tardo pomeriggio gli animali arrivano al fiume a bere. Solitamente si vedono molti elefanti nell’acqua ma ci dicono che ora sta piovendo quindi possono abbeverarsi ovunque e non vengono fino qui. In effetti di elefanti non ne vedremo ma ci saranno bufali (è la prima volta che li vediamo sdraiati nell’acqua), waterbuck, tantissimi tipi di uccelli, un varano (Nile Monitor Lizard), coccodrilli ed un’infinità di ippopotami. Li vediamo davvero da vicino.

Questa crociera la apprezziamo molti di più di quella alle Murchison Falls. Arriviamo poi dove il canale si getta nel lake Edward. Bellissimo. C’è una collinetta che degrada fino all’acqua. Sulla sommità c’è un villaggio. Sulle rive c’è un grande fermento perchè gli uomini stanno preparando le barche per andare a pescare. Alcune donne fanno il bucato e dei bufali ruminano tranquilli a pochi metri dalle persone. Gli uomini spingono in acqua le loro canoe. In un attimo siamo circondati da piccole imbarcazioni che scivolano veloci verso il sole, che si abbassa sulla linea dell’orizzonte. Un centinaio di metri oltre su una spiaggia ippopotami e uccelli si contendono lo spazio. Proprio bello. Il rientro è veloce perchè non facciamo più nessuna sosta. Arriviamo al porticciolo. Vincent è un grande … ci sono tutte le jeep, delle persone che erano in barca con noi, parcheggiate sotto il sole cocente … l’unica all’ombra è la nostra … Partiamo subito ed in un’ora raggiungiamo il nostro lodge. Facciamo in tempo a farci una doccia e vedere il tramonto. Questa sera, visto che non minaccia pioggia, ceniamo all’aperto. Hanno disposto i tavolini in circolo intorno al fuoco ed ogni tavolo ha una lampada supplementare. Molto carino!!! Vincent questa sera mi fa una sorpresa. Sa che non mangio carne quindi mi ha fatto fare un piatto diverso apposta per me. Che gentile!!! Alle 21.00 dormiamo soddisfatti della giornata.

 

8) 22 febbraio 2017, mercoledì – km. 230 – tempo variabile – (Queen Elizabeth National Park – Bwindi National Park)

Questa notte è stato bellissimo. C’erano due ippopotami fuori dalla nostra tenda che mangiavano. Si sentivano due differenti sbuffi. Si sentiva addirittura il rumore dell’erba strappata. Ci era già capitato ma è sempre un’emozione.. Mi piace un sacco sentire i versi degli animali di notte. Dopo un attimo sentiamo il leone. E’ distante ma è una cosa meravigliosa. Si capisce la distanza in cui si trova da quanti versi riesci a sentire. Solitamente sono una trentina. I primi sono forti ed un pochino distanziati poi diventano dei “u u u”  molto ravvicinati e si abbassano man mano di volume. Se ad esempio ne senti una decina potrebbe essere a 2/3 km. se ne senti 15 ad 1 km., se ne senti 25 è a 100 metri. Poi non è la regola perchè a volte ne fanno di meno però è una cosa interessante da sapere. Rimarrei sveglia tutta la notte ad ascoltare … ma il sonno prende il sopravvento. La mattina quando usciamo vediamo tutte le impronte degli hippos sulla sabbia … Alle 7.00 partiamo. C’è la nebbiolina ed è un paesaggio surreale. Ad un certo punto l’occhio da aquila di Pier nota qualcosa. Ci avviciniamo … un leone. Questo avvistamento è solo nostro. Di primo impatto dico che è una leonessa in realtà è un maschio adulto ma giovane. La criniera cresce dopo i 12 anni. Stranissima questa cosa. Solitamente con pochi mesi hanno già qualche pelo più lungo. Cammina a pochi metri dalla carreggiata poi decide di attraversare. Prima però si acquatta dietro ad alcuni cespugli, come se dovesse controllare se arrivano macchine … poi esce allo scoperto e ci passa davanti. Proprio bello. Peccato che non vedremo il leopardo. Viaggiamo decisi per due ore fino al gate del settore Ishasha. Ci registriamo e facciamo un giro veloce. La caratteristica di questo posto, come in Tanzania, è che i leoni spesso dormono sui rami di enormi piante di fico selvatico. Vincent conosce dove sono e le controlla tutte. Nessun leone. Vedremo solo bufali e damalisco (antilopi topi). Questi ultimi vivono solo qui, al Lake Mburo e al Kidepo Nat.Park. Andiamo poi in un punto dove si può campeggiare e dove c’è l’Hippo pool in un ruscello. L’altra riva è Congo. Torniamo verso il gate. In messo al nulla troviamo una jeep e guarda a caso … l’autista è un carissimo amico di Vincent!!! E’ unico!! Impieghiamo 5 ore e mezzo di viaggio impegnativo per raggiungere il lodge di questa sera. La strada, ovviamente sterrata, attraversa le montagne quindi sale e scende ed è a curve. Abbiamo una media di 25 km./h. Ci sono sempre villaggi a qui il paesaggio è diverso. Ci sono foreste di piante che sembrano abeti. Si sale in quota e fa freschino. L’attività principale è il taglio delle piante. Da queste ricavano le assi … tutte segate a mano. Creano delle strutture in legno. Un uomo rimane sulla parte superiore mentre un altro sotto. Impugnano entrambi una grossa sega e la muovono contemporaneamente. La precisione è pazzesca.

Quando finiscono i simil-abeti incominciano le piantagioni. Questa è una delle cose affascinanti dell’Uganda. Questa zona è montagnosa quindi ci sono terrazzamenti su tutti i pendii. Iniziano dalla sommità delle montagne/colline, fino a valle. Una coltivazione unica e capanne ovunque. Pazzesco. Piove spesso ed il terreno è vulcanico quindi il risultato è garantito. Da lontano vediamo uno dei 3 vulcani Virunga che si trova in terra ugandese. Questa zona è il fiore all’occhiello dell’Uganda. Viene coltivato di tutto. Per arrivare al nostro lodge vediamo immagini bellissime. Lungo la strada c’è tanta gente che va e viene dai campi, tutti con la vanga sulla spalla e ci sono bambini vestiti di niente. Tutto quello che ci rimane del pranzo di ieri e di oggi lo diamo a loro. Arriviamo al Gorilla Valley lodge (http://www.naturelodges.biz/gorilla-valley-lodge/) alle 16.00 sotto la pioggia a catinelle. Nel giro di poco finisce ed esce il sole. Il tempo qui è sempre ballerino e grazie alla pioggia costante la vegetazione è rigogliosa. Il ldoge si trova su una collinetta che si affaccia sulla foresta impenetrabile di Bwindi, paradiso per i gorilla di montagna. Paesaggio unico. Ritroviamo le signore francesi. Hanno fatto il trekking dei gorilla questa mattina e sono felicissime. Per noi il gran giorno è domani!! Non vedo l’ora. La camera è carina. La zona ristorante non è nulla di che. Il personale non è il massimo della simpatia al contrario degli altri posti in cui siamo stati. La cena media. Andiamo a dormire presto parecchio emozionati. C’è una stellata meravigliosa e fa fresco. Notte senza nessun rumore.

Devo spendere due parole per spiegare qualcosa su quest’area. Poco distante da qui c’è il Congo con il parco nazionale dei Virunga.  A Bwindi e nella Virunga Conservation Area, abitano i gorilla di montagna.

 

Informazioni su questa zona:

La Virunga Conservation Area (434 kmq) è formata dai seguenti parchi:

– la parte più a sud del Virunga National Park, nella Repubblica Democratica del Congo

– Volcanoes National Park, in Rwanda

– Mgahinga Gorilla National Park (è solo l’8% di tutta la Conservation Area), in Uganda.

 

Su questo sito c’è una mappa che illustra bene la zona:

  • http://gorillatrekking.travel/content/virunga-national-park-%E2%80%93-democratic-republic-congo.

 

I gorilla di montagna presenti al mondo sono solo 650. Circa 250 vivono in quest’area, gli altri 400 sono nella Bwindi Impenetrable Forest. I gorilla sono inseriti nella IUCN Red List delle specie minacciate di estinzione a causa della perdita di habitat, bracconaggio, malattie e guerre. Il Karisoke Research Center, fondata da Dian Fossey, per osservare i gorilla nel loro habitat originario, è situato tra il monte Bisoke e il monte Karisimbi in Rwanda. Si deve tantissimo a questa donna che ha dato la sua vita per la protezione di questi animali (vedi film Gorilla nella nebbia – Gorilla in the mist). Nella Virunga Conservation Area ci sono i monti Virunga, una catena di vulcani. La maggior parte di questi non erutta da molto tempo, ad eccezione del Nyiragongo e del Nyamuragira nella Repubblica Democratica del Congo. L’eruzione più recente risale al 2006.

 

9) 23 febbraio 2017, giovedì – km. 15 + 33 – tempo bello – (Bwindi National Park – Kisoro)

Sveglia presto. Siamo avvolti dalla nebbia. Alle 6.30 partiamo. C’è un paesaggio surreale. La strada tortuosa che si snoda tra le montagne è a mezza-costa quindi vediamo sotto di noi un mare di nebbia. All’orizzonte il sole si appresta a sorgere creando delle immagini uniche. Ci dirigiamo verso nord verso il Nkuringo Gate. In poco meno di 1 ora arriviamo alla stazione dei ranger.

 

Informazioni sulla Bwindi Impenetrable Forest:

  • http://www.bwindiforestnationalpark.com/
  • https://www.gorillatrips.net/2016-gorilla-groups-uganda/

 

E’ parco nazionale dal 1991 e riconosciuto dall’Unesco come patrimonio mondiale nel 1994. Ha una superficie di 321 kmq. e l’altitudine sul livello dal mare varia dai 1.190 ai 2.607 mt.  (il 60% del parco si trova oltre i 2.000 metri). Si trova a sud-ovest dell’Uganda sul confine con la Repubblica Democratica del Congo. Bwindi, nella lingua locale Rukiga vuol dire impenetrabile. Nel parco vivono anche 120 specie di mammiferi (10 dei quali sono primati), più di 45 specie di mammiferi di piccole dimensioni, 348 specie di uccelli delle quali 23 endemiche della zona, 220 specie di farfalle, 27 specie di rane, camaleonti e gechi più altre specie in via di estinzione, 1.000 specie di piante da fiore, tra cui 163 specie di alberi e 104 specie di felci. La temperatura media annua varia da 7 a 15 ° C ad un massimo di 20-27 ° C. La sua pioggia annuale varia da 1.400 a 1.900 millimetri.  I Pigmei Batwa, che abitavano queste foreste, sono estati esiliati da quando è nato il parco ed ora vivono nelle zone vicine. Qualche villaggio è visitabile.  Questo parco è conosciuto in tutto il mondo per i suoi gorilla di montagna. I gorilla di montagna (Gorilla beringei beringei) sono una specie in via di estinzione con una popolazione mondiale totale stimata di circa 650 individui, 400 vivono a Bwindi  e i restanti nella Virunga Conservation Area (nella parte sud del Virunga National Park del Congo, nel Volcanoes National Park del Rwanda e nel Mgahinga National Park in Uganda). Nel Mgahinga vivono 80 esemplari quindi l’Uganda ha in totale circa 480 esemplari. Vista la loro criticità i ricercatori hanno studiato una soluzione ottima per la loro salvaguardia: hanno pensato di abituarne alcuni alla presenza dell’uomo in modo tale che, con il pagamento della tassa di ingresso, hanno i soldi per pagare i ranger che li proteggono. La specie é superprotetta e le visite controllate. Vengono monitorati 24 ore su 24 da guardie armate e 1 volta al giorno le persone li possono avvicinare solo per 1 ora. Le maggiori cause dei decessi di questi primati sono le malattie, la riduzione del loro habitat e il bracconaggio per la carne, per le teste e le mani. Il processo di avvicinamento è lungo, dura anche degli anni. Le guide che accompagnano i turisti nel parco sono le stesse che li hanno seguiti in quel periodo. Hanno guadagnato la loro fiducia e li accettano. Non hanno paura di loro quindi tollerano anche i piccoli gruppi di turisti. Negli anni 1960 e 1970 molti gorilla di montagna sono stati catturati e messi negli zoo e altre strutture. Nessun cucciolo di gorilla di montagna è sopravvissuto in cattività. Al momento risulta che non ci siano gorilla di montagna in cattività. Quelli che ci sono in alcuni zoo sono gorilla occidentali. La ricerca sulla popolazione di Bwuindi è iniziata più tardi rispetto a quella della popolazione dei monti Virunga. Alcune ricerche preliminari sulla popolazione dei gorilla di Bwindi è stata effettuata da Craig Stanford. Questa ricerca ha dimostrato che la dieta del gorilla Bwindi è nettamente superiore nella frutta rispetto a quello della popolazione Virunga, e che i gorilla Bwindi, anche Silverbacks, hanno maggiori probabilità di arrampicarsi sugli alberi per nutrirsi di foglie e frutti. In alcuni mesi, la dieta dei gorilla di Bwindi è molto simile a quello degli scimpanzé di Bwindi. Si è inoltre constatato che i gorilla Bwindi viaggiano di più al giorno rispetto a quelli dei Virunga. Inoltre i gorilla Bwindi sono molto più propensi a costruire i loro nidi sugli alberi. A Bwuindi il gruppo Mubare è il primo che è stato abituato all’uomo e i turisti lo possono avvicinare dal 1993. A giugno 2016, quando è stato fatto un censimento in territorio ugandese, è risultato che a Bwindi ci sono 36 gruppi di gorilla, 16 esemplari maschi vagavano solitari cercando di formare un gruppo proprio. Di questi 36 gruppi 13 sono abituati all’uomo (ma non addomesticati). 12 possono essere avvicinati dai turisti mentre uno è per la ricerca. Nel Mghainga Nat.Park solo 1 gruppo è per i turisti. Ne consegue che ogni giorno in Uganda solo 112 permessi vengono venduti.

 

Gorilla Permit: 600 $ (costa qualcosina meno nel periodo di bassa stagione quando ci sono le piogge) acquistabile direttamente dall’Uganda Wildlife Authority, anche on-line, con molti mesi di anticipo nell’alta stagione.

Mesi migliori per la visita e quindi alta stagione: giugno, luglio, agosto e dicembre, gennaio, febbraio

 

Cosa indossare durante il trekking:

– zaino con acqua, cibo e barrette

– scarpe da trekking resistenti ed impermeabili

– leggeri impermeabili la temperatura è variabile e le condizioni meteorologiche possono cambiare

– pantaloni e maglie maniche lunghe (comunque vestirsi a cipolla)

– calzettoni da trakking spessi

– consigliabili le ghette in modo tale che le formiche non salgano sotto i pantaloni

– autan o similare

– guanti leggeri per non graffiarsi con le foglie e i rami

– si può prendere un aiutante al quale lasciare il proprio zaino. Si paga una tassa ma aiuta molto visto che non si conosce la durata dell’escurione


Regole:

– non sono ammessi ragazzini al di sotto dei 15 anni

– Non entrare nel parco se si ha il raffreddore o altre malattie infettive. I gorilla non hanno gli anticorpi per le nostre malattie. Essere onesti all’ingresso. Restituiscono parte del costo del biglietto. Le guide che vi portano fino al gate sono obbligate a dare informazioni sulla vostra salute. I rangers lo chiedono e se uno mente viene accompagnato subito fuori dal parco.

– prima di intraprendere l’attività è necessario lavarsi accuratamente le mani.

– massimo 8 turisti per una famiglia di gorilla

– portarsi acqua e pranzo al sacco

– prima di partire spruzzare sui vestiti un antiparassitario

– si cammina nella giungla con 1 guida e due guardie armate, il terreno spesso è fangoso e sdrucciolevole. Ci si muove su terreni scoscesi e la vegetazione viene tagliata con panga (maceti). Una volta arrivati in prossimità della famiglia si trovano i due rangers che vivono con loro (viene dato il cambio ogni  24 ore). Da questo punto in poi si procede solo con i rangars.

– è consigliata una buona forma fisica.

– la camminata parte alle 8.00 dagli uffici dell’UWA (Uganda Wildlife Authority) e ad un’altitudine di 1000/1500 mt.

– le guide del parco inizieranno la ricerca dei gorilla nel punto in cui sono stati avvistati il giorno precedente. Da questo punto si seguiranno le tracce lasciate dai gorilla. Si può camminare dalle 2 alle 9 ore, dipende da quanto è distante la famiglia che viene assegnata. I gruppi vengono fatti in base all’età e dalla forma fisica dei partecipanti. Non si può scegliere quale famiglia incontrare, questa è una decisione incontestabile che prendono i ranger. Si può solo prenotare il gate dal quale accedere.

– se si vuole ci sono degli uomini che possono portarvi lo zaino, ovviamente a pagamento. Non sapendo quando bisogna camminare e in quali condizioni potrebbe essere un ottimo aiuto. Oltretutto si da un contributo allo sviluppo della comunità. Queste persone contano molto su questi introiti.

– mantenersi a minimo 7 mt dai gorilla

– è vietato mangiare e bere in prossimità dei gorilla

– si rimane con loro solo 1 ora

–  in prossimità dei gorilla, la guida vi informerà quando utilizzare le macchine fotografiche e non usare il flash

– non bisogna lasciare rifiuti all’interno del parco. Tutto ciò che viene portato all’interno del parco deve essere riportato all’esterno.

– è necessario mantenere un tono di voce basso. Ciò darà la possibilità di osservare anche la prolifica varietà di specie di uccelli presenti nella foresta.

– se un ramo vi ostruisce la vista chiedere aiuto alle guide per evitare movimenti bruschi

– non toccare i gorilla e non bisogna fissarli negli occhi (potrebbe essere intesa come sfida).

– se un gorilla cerca di caricare bisogna mettersi in ginocchio con la testa bassa.  E’ solo una dimostrazione di forza per fare intendere che loro sono i padroni del posto e noi gli intrusi. Non correte perchè potrebbe essere molto pericoloso.

 

CLASSIFICAZIONE DEI GORILLA
Vi sono due tipi di gorilla, distinti a seconda dell’area centro-africana in cui vivono.

1) GORILLA OCCIDENTALE O DI PIANURA (Gorilla Gorilla) hanno un habitat di 710.000 kmq e sono due tipi:

Gorilla gorilla gorilla, anche detto waren (circa 40.000 / 80.000 individui) vivono in alcune aree della Nigeria, Camerun, Repubblica centrafricana, Guinea Equatoriale, Gabon, Repubblica del Congo, Angola e l’estremità occidentale della Repubblica Democratica del Congo

Gorilla gorilla diehli o gorilla di Cross River (solo circa 250 individui) vivono a sud della Nigeria, sul confine con il Camerun

2) GORILLA ORIENTALE (Gorilla Beringei) hanno un habitat di 112.000 kmq e sono due tipi:

Gorilla beringei graueri o gorilla orientali di pianura  (circa 12.000 individui) vivono in alcune aree della Repubblica Democratica del Congo

Gorilla beringei beringei o gorilla di montagna (circa 600 individui) sono due gruppi, uno vive nel Bwindi Impenetrable Forest in Uganda e l’altro in una piccola zona di confine sui monti Virunga tra Repubblica Democratica del Congo (zona sud del Virunga National Park), Rwnada (Volanoes Natinal Park) e Uganda (Mgahinga National Park). 


Tornando a noi. La stazione dei ranger è sulla sommità di una collina. Facciamo un briefing durante il quale ci spiegano tutto sulla zona e come ci si deve comportare di fronte ai gorilla. Siamo in 10 persone quindi un gruppo sarà da 8 ed uno da 2. Alla fine della spiegazione indicano me e Pier e ci dicono che siamo con una guida che raggiungerà il gruppo Bushaho ed il resto del gruppo con un’altra dal gruppo Nkuringo. Bene così. Non si è in tanti ma abbiamo visto con gli scimpanzè, se hai solo un punto in cui riesci a vedere bene l’animale, si è tutti appiccicati. Da soli è tutt’altra cosa. Si parte con la nostra jeep. Torniamo indietro per la strada dalla quale siamo arrivati, per circa un quarto d’ora. Vincent ci attenderà qui. Ci danno dei lunghi bastoni e partiamo. Sono le 8.30 e torneremo per le 12.45. Siamo noi due, la guida e due guardie armate. Il punto di partenza è in un piccolo villaggio quindi la gente ci viene intorno e ci augurano buona camminata e si trova sulla sommità della collina. Dobbiamo scendere tra i campi coltivati per circa 1 ora. E’ molto umido ed il terreno è sdrucciolevole. C’è il sole quindi con calzettoni, pantaloni lunghi, ghette e camicia a maniche lunghe fa caldo. Vediamo alcune persone che lavorano la terra in condizioni davvero dure. Troviamo una decina di gru coronate (grey crowned crane), un paio di maiali e dei bimbi con un cagnolino. Arriviamo in un punto non coltivato tra le piante di banane. C’è una casetta in mattoni e fango, un ruscelletto dove una signora con un bimbo legato sulla schiena sta facendo il bucato e poi lo stende ad asciugare sul prato ed il marito che zappa l’orto. Bel quadretto familiare. Il paesaggio è notevole. La collina dalla quale stiamo scendendo noi è appunto tutta coltivata, verso il fondovalle ci sono circa un centinaio di metri di coltivazioni di the (unica barriera naturale per tenere i gorilla lontano dalle persone visto che non si nutrono di questo tipo di pianta). Dopo questi cespugli c’è il muro della foresta impenetrabile che si sviluppa su tutta la montagna davanti a noi. Siamo proprio fortunati perchè qui il tempo cambia ogni ora ed invece noi faremo tutta quest’esperienza sotto il sole. Attraversiamo la zona delle piante di the, con le sue foglioline verde chiaro ed entriamo nella foresta. La nostra guida è in contatto con una radiolina con i due ranger che vivono con i gorilla. Ci indicano la strada da fare e dopo vari cambi di direzione per trovare sentieri più percorribili, raggiungiamo il punto X. Qui appunto incontriamo i due ranger. Sono arrivati alle 6 di questa mattina a dare il cambio ai colleghi e rimarranno con il gruppo dei gorilla, a debita distanza, fino alle 6 di domani quando arriveranno gli altri due. I gorilla si spostano spesso quindi loro li seguono. Controllano che facciano tutti i nidi la sera e che si mettano a dormire poi vegliano su di loro. In questo modo si possono accorgere anche se uno non sta bene e se i veterinari devono intervenire. Le famiglie completamente selvatiche sono quelle che hanno più perdite perchè, non avendo i ranger che li controllano, i bracconieri li possono uccidere più facilmente e le malattie li possono colpire. Per i ranger la vita è dura, adesso va bene che c’è il sole. Non oso immaginare come possa essere stare nella foresta sotto il diluvio con solo un poncho addosso per ripararsi per diverse ore. Noi abbiamo provato a Kibale per 1 ora e non è piacevole. Figuriamoci passare la notte all’addiaccio … Ci dicono di lasciare gli zaini e i bastoni. Prendo solo la macchina foto ed una lente supplementare. Le due guardie armate arrivate con noi rimangono qui. Proseguiamo con la guida e i due ranger. L’adrenalina sale. Non so dire se faceva caldo o se era umido … non l’ho percepito per l’emozione. Ci muoviamo silenziosamente cercando di fare meno rumore possibile. Ad un certo punto sentiamo un colpo … ed eccola … una massa nera su alcuni rami di un albero. E’ uno dei due cucciolotti. E’ a 3 metri da terra e ci guarda. La sua mamma è vicina. Dietro c’è un maschio black back.

Uno dei due si batte il petto. Vuol dire che segnano il territorio e che ci mettono in guardia. Allora i due ranger fanno dei versi bassi con la gola e si battono a loro volta il petto con una mano. I gorilla si tranquillizzano e riprendono le loro attività. Pazzesco. Si sono parlati. I gorilla li hanno riconosciuti  e hanno capito che va tutto bene. La mamma sale sull’albero e lentamente passa da un ramo all’altro. Ogni tanto si ferma e ci guarda. Ha l’espressione dolce. Raggiunge dei frutti su un ramo sopra le nostre teste. Li mangia e ci cadono addosso gli scarti … il piccolo la segue. Sembra un peluche … un amore. Poi il black back cerca di salire ma ad un certo punto desiste perchè troppo pesante ed i rami, sui quali sono passati la sua mamma e il suo fratellino, non lo reggerebbero. Anche lui ci guarda. L’espressione è molto più dura di quella della femmina. A parte la conformazione della testa, capisco il sesso di tutti quelli che vedremo dalla fascia degli occhi-arcata sopraccigliare. Li osserviamo. Poi la femmina scende seguita dal piccolo e si spostano. Li seguiamo facendoci spazio tra le piante. I ranger hanno dei panga (maceti) affilatissimi e spaccano i rami che ci ostruiscono il passaggio. Vediamo varie sagome nere nella vegetazione. Altri si battono il petto nuovamente, subito seguiti dai ranger. Il Bushaho Group, come ho scritto prima è formato da 1 silverback, 2 blackback, 4 femmine e due cuccioli. Vediamo tutti. Ci manca solo il silverback. Proseguiamo e lo troviamo. E’ sdraiato nella vegetazione. Non lo vediamo ma sentiamo il suo forte odore muschiato. Ci facciamo ancora spazio ed eccolo. E’ a pancia in sotto e ci guarda. Si vede bene la schiena argentata, il resto è coperto dalla vegetazione. Una femmina ed un cucciolo gli si avvicinano e lui si gira. Alza un piede e lo appoggia su un ramo. Che piede!!!! Si vede bene l’alluce opponibile. Poi alza anche l’altro e ce li pone proprio in bella vista. Ecco … almeno i piedi possiamo dire di averli visti benissimo perchè il resto lo abbiamo per lo più immaginato … Il tempo è scaduto da una decina di minuti e i ranger gentilmente ce lo dicono ma ci vedono molto presi quindi cercano di avvicinarsi ancora un pochino. Ad un certo punto sentiamo un verso ed in un paio di secondi, questo è il tempo in cui lo abbiamo visto bene, il silverback si alza di scatto e, distruggendo tutto quello che gli capita davanti, sparisce nella vegetazione. Mamma mia che emozione, durata appunto due/tre secondi, ma che bello!!! Ora dobbiamo proprio andare. Speravo di vederli un pochino più da vicino ma comunque erano a meno di 5 metri. I ranger ci dicono che è raro che si avvicinino di più. A volte capita con i cuccioli ma i turisti devono assolutamente retrocedere. Capita magari che passino di corsa tra le persone, ma anche questo capita pochissimo. Non sono per niente addomesticati, sono molto diffidenti quindi mantengono le distanze. Possiamo dire che tollerano la presenza umana. Lasciamo i due ranger e riprendiamo la via del ritorno. La salita è tosta. Impieghiamo più o meno 1 ora e mezza. Fa caldo ed è tutta sotto il sole ma non facciamo fatica. Le guardie e la guida ci guardano stupiti … Non sanno che siamo grandi camminatori … tutti i fine settimana, scaliamo le nostre montagne. Arriviamo al punto di partenza dove c’è Vincent che ci attende e partiamo subito per Kisoro. Mangiamo un panino viaggiando. In lontananza vediamo i vulcani Virunga. Vediamo anche il Lake Mutanda ed il Lake Mulehe.  A Kisoro dormiremo alla Sawa Sawa  Guesthouse (http://www.sawasawaguesthouse.com/), molto semplice ma pulita e il personale cortese. Vincent ci dice che non è pericoloso andare in giro da soli quindi, dopo una doccia, andiamo in centro. Non siamo capaci a cazzeggiare … Ci troviamo a percorrere la strada come fanno tutti gli ugandesi.

Camminiamo seguendo donne con i bimbi sulla schiena e con ogni sorta di cosa in equilibrio sulla testa. Le guardo. Sono affascinati. Una in particolare attira la mia attenzione. E’ molto bella di viso, non ha i capelli corti come la maggior parte delle donne, li tiene legati in un semplice chignon. Ha il suo fagottino legato sulla schiena con una fascia fatta con la stessa stoffa del vestito. Una stoffa bianca e rossa con una fantasia molto fine. Cammina lentamente facendo grandi sorrisi alla gente che la saluta. E’ molto bella  e la sua semplice eleganza la rende ancora più affascinante. Ci passa davanti e sorride anche a noi. Acciderbolina … la macchina fotografica ovviamente l’ho lasciata in camera … ma tanto so che se l’avevo  … non avrei osato a chiederle di farle una foto. Siamo gli unici bianchi in mezzo a non so quante persone (è pure giorno di mercato) non vado di certo a cercarmi grane … Rientriamo per trovarci con Vincent. Ha fatto controllare la macchina … e ne ha approfittato per farla lavare e pulire all’interno … che meraviglia … era al limite della decenza dopo tanto sterrato … pensa sempre a tutto. Per cena andiamo in un ristorantino in centro con Vincent e poi rientriamo al lodge. Dopo poco arriva la cameriera chiedendo cosa vogliamo di colazione. Per non fare faticare chiediamo il solito pancake con un pò di frutta. Dopo un attimo ritorna chiedendoci se siamo sicuri che vogliamo solo questo. E’ preoccupata per il fatto che vogliamo poco. Pensa che non stiamo bene. Che carina. La rassicuriamo e andiamo a dormire. Certo che ci vuole poco ad essere gentili … Di notte diluvia con tanto di lampi e tuoni.

 

10) 24 febbraio 2017, venerdì – km.290 – tempo variabile – (Kisoro – Lake Mburo)

Ci svegliamo con il sole. Pier guarda fuori sui fili del bucato dove c’era appesa la sua maglietta. Mi dice che è sparita. Pazienza … ma quando usciamo vediamo che l’hanno spostata al riparo per non farla bagnare dalla pioggia … Pier con poca fiducia … loro sempre carini!!! Alle 8.00 partiamo con la nostra macchina ed una guida che ci accompagnerà al villaggio dei pigmei Batwa che vive fuori città. Vincent non viene con noi, ci aspetta sulla jeep. Da visita dura 1 ora. Io e Pier non parliamo, anzi, non abbiamo parole. Una cosa del genere non l’avevamo mai vista. Il villaggio si trova su una collina tra le piante di banana. Hanno solo 2 case fatte in mattoni, per il resto sono capanne ma non come quelle che abbiamo visto i giorni scorsi di legni e fango con il tetto in paglia e abbastanza grosse. Qui sono fatte di … non so come descriverle … legni, foglie di palma e pezzi di teli di plastica. Sono piccolissime e la guida ci dice che dormono anche in 8 in ognuna. Non so come possono fare visto che qui piove sempre. Tutt’intorno c’è terra battuta che con la pioggia diventa fango. Hanno le capre che girano. I bambini sono a piedi nudi e vestiti di stracci, alcuni nudi. Hanno lo sguardo cupo. E come si fa a dargli torto? Ci accoglie il capo villaggio, vestito di indumenti rotti e a piedi nudi pure lui. Facciamo un giro. Vediamo Vincent dall’alto. La nostra guida lo raggiunge e gli dice di dargli le cose da mangiare che avevamo comperato ieri in un negozio. Diamo tutto ai bambini. Torniamo poi nel centro del villaggio dove c’è una sorta di piazza. Qui ci sono una decina di persone tra adulti e bimbi. Una donna che deve essere la moglie del capo villaggio, prende un tamburo ed intona una canzone. Poi si interrompe ed inizia a litigare con il marito. Lei urla, lui sta zitto … ovviamente … Dopo qualche minuto in cui regna il silenzio, strilli esclusi, riprende il tamburo e ricomincia a cantare come se nulla fosse. Sentendo la musica arrivano tante persone. Due uomini ci tendono la mano. Non possiamo rifiutare a stringergliela, sarebbe scortese. Mettono in scena una sorta di ballo o meglio, due uomini ballano con i bambini, gli altri cantano. Arriva poi un uomo vecchissimo e si mette anche lui a ballare.

Pier fa una foto ad un bimbo con il cellulare e poi gliela fa vedere. Credo che non abbia mai visto un telefono e men che meno il suo viso perchè guarda stupitissimo. Lo spettacolino finisce, ci accompagnano fino alla macchina e ci salutano. La guida ci dice di lavarci le mani subito. Io ero già attrezzata con salviette. Non so come si possa vivere in queste condizioni. Povera gente. E’ stata una visita molto toccante. Riportiamo la nostra guida (che tra l’altro era il cuoco della cena di ieri sera) in centro e partiamo verso est alle 9.30. La strada asfaltata si snoda tra le colline tutte coltivate. Proprio bello. Vediamo da lontano il Lake Mutanda e poi il Lake Bunyonyi. Vincent ci chiede se ci dispiace se si ferma in qualche bancarella lungo la strada. Come poteva farci una domanda del genere … io non aspettavo altro!!! Vedendo che ci prendiamo gusto facciamo diverse soste. Dice che la verdura è carissima a Kampala e quando va in tour si ferma sempre a fare acquisti. Queste soste sono state una delle cose più belle della vacanza. In una bancarella acquista le irish potatos, e intanto io fotografo … poi è la volta delle cipolle, dei cavolfiori, dei pomodori … bancarelle stracariche di frutta e verdura bellissima. Ogni volta che ci fermiamo scendiamo tra la gente che cerca di vendere anche a noi ogni genere di cosa. Ad un certo punto dico a Vincent che voglio fare la spesa anche io. Vorrei dei frutti della passione perchè piacciono a mia figlia. Lui guarda in un paio di bancarelle ma non gli piacciono quindi mi dice di aspettare. Ci fermiamo poi da una signora fuori dal paese dove non c’è nessuno. Così possiamo acquistare con calma. C’è una bimba sdraiata tra le uova ….

Se fosse per me comprerei tutto ma lo spazio in valigia è poco e poi ho idea che non si possa esportare frutta quindi dovrò nasconderla. Compero un ananas, un avocado, un mango ed una ventina di frutti della passione … al prezzo folle di …. € 1,70 tutto!!! Facciamo poi una sosta per vedere un campo di ananas. Viaggiando verso est le colline finiscono e la strada diventa diritta. Lasciamo alle spalle la parte più bella dell’Uganda. La strada fino ad Entebbe, come quella che abbiamo percorso il primo giorno fino alle Murchison Falls, è più trafficata e più abitata. A noi piacciono i piccoli villaggi tra le banane …. Si mette a piovere ed in un grosso paese vediamo le motorette … con l’ombrello. E’ molto aerodinamico e ha la forma allungata a foglia di banana in modo tale che tutte le persone a bordo sono coperte. Il manico lo agganciano sul manubrio. Se piove poco riescono a viaggiare, se piove tanto si fermano e rimangono seduti sulla sella, al coperto. Pazzesco. Arriviamo per pranzo a Mbabara in un ristorante stile europeo. Buono. Si riparte. In un’ora, alle 16.00, siamo al gate del Lake Mburo.

 

Informazioni sul Lake Mburo:

  • http://www.ugandawildlife.org/explore-our-parks/parks-by-name-a-z/lake-mburo-national-park
  • http://www.visituganda.com/menu/category/where-to-go/western-uganda-destinations/lake-mburo-national-park
  • http://www.safarilodges.com/index.php?route=safari/region&safari_country_id=7&safari_region_id=239
  • http://www.enjoyuganda.info/where-to-stay/lake-mburo-national-park/

 

Park entrance 40 $ – Game Drive ( Day) 20 $ – Game Drive (Night) 30 $ – Nature Walk 30 $ – Boat Ride 15 $ – Costo ingresso per un 4×4   15 $ (per gli stranieri con auto propria 150 $)


Questo è uno dei più piccoli parchi naturali dell’Uganda anche se molto ricco di selvaggina (260 kmq). Ci sono più di 315 specie diverse di uccelli, 68 mammiferi  come bufali, ippopotami, coccodrilli, antilopie topi, antilope sitatunga, eland, sciacalli e iene. C’è più solo un leone. Sono stati tutti sterminati. I piani alti dello Stato consentono alle popolazioni locali di pascolare le loro greggi all’interno del parco. In tutti i parchi nazionali (e  non solo ugandesi) è vietato, ma qui, non si capisce il perchè, è consentito. Ne consegue che i leoni uccidevano le mucche, prede molto semplici da cacciare, e i pastori uccidevano i leoni. Mi sembra follia. Questo e’ l’unico dove ci sono le zebre, gli impala e gli gnu. Insieme ad altri 13 laghi della zona, Lake Mburo fa parte di un sistema di zone umide lungo 50 km. Cinque di questi laghi si trovano all’interno dei confini del parco. Una volta coperto da savana aperta, Lake Mburo National Park contiene ora molte zone boschive e questo è dovuto al fatto che non ci sono gli elefanti. 

Nel 1933 è diventato zona di caccia controllata e poi nel 1963 Game Reserve. Le popolazioni residenti Banyankole hanno continuato a pascolare il loro bestiame nella riserva fino a quando non è diventato parco nazionale nel 1983. La decisione del governo Obote di far diventare la zona parco nazionale è stata presa per indebolire i Banyankole, che hanno sostenuto i ribelli contro Obote. Siccome i partori sfrattati non sono stati compensati per pascoli persi, molti rimasero ostili alla formazione del Parco. Nel 1985 il secondo regime Obote è caduto e gli abitanti precedenti del lake Mburo hanno rioccupato le terre del Parco, espellendo il personale del parco, distruggendo infrastrutture e annientare la fauna selvatica. Nel 1986 meno della metà della superficie originale del parco è tornata parco nazionale.

 

Restiamo nel parco 2 ore e 1/2. I piani alti dello Stato consentono alle popolazioni locali di pascolare le loro greggi all’interno del parco. In tutti i parchi nazionali (e  non solo ugandesi) è vietato, ma qui, non si capisce il perchè, è consentito. Ne consegue che i leoni uccidevano le mucche, prede molto semplici da cacciare, e i pastori uccidevano i leoni. Mi sembra follia. Potevano semplicemente sedarli e spostarli in un altro parco anzichè farli uccidere tutti. Sono già talmente pochi. Il paesaggio è bello. Vediamo bushbuck, waterbuck, facoceri, impala, zebre, bufali, cercopitechi, manguste, antilopi topi e un gruppo di 14 giraffe. Non ci sono purtroppo i  miei adorati elefanti … Raggiungiamo il lago in un punto in cui si può campeggiare. Nell’acqua ci sono diversi ippopotami. Si è fatto tardi e dobbiamo rientrare. Per raggiungere il nostro lodge, che si trova su una collina,  passiamo attraverso piantagioni di banane ed un villaggio. Tutta la gente è in strada e le attività sono frenetiche.

 

In pochi minuti arriviamo al lodge, l’Eagles Nest (http://www.naturelodges.biz/eagles-nest/). Bellissima location con vista su colline ricoperte di fitte piantagioni di banane e sul lago. C’è una struttura centrale tutta aperta e le camere sono tende con all’interno solo 2 letti e un comodino ed il bagno privato nella struttura in mattoni sul retro. Bello. Ultima cena ugandese. Buona come al solito. Il cielo è tutto stellato. Domani si rientra, è giusto che sia così, ma già sentiamo la nostalgia … e siamo ancora qui. Siamo proprio malati di questo continente ….

 

11) 25 febbraio 2017, sabato – km. 219 + 50 – tempo – (Lake Mburo – Mabamba Swamp – Entebbe)

Alle 6.30 con il buio partiamo. Oggi potevamo scegliere se fare ancora un game drive nel parco oppure fare il giro in canoa nelle Mabamba Swamp alla ricerca dello Shoebill. Se si ha il volo in tarda serata si riesce a fare entrambe le cose ma i nostri partono alle 19 quindi dobbiamo scegliere ed optiamo per la seconda possibilità. Di game drive ne abbiamo fatti diversi, vedere il becco a scarpa invece è una cosa nuova e un’opportunità non indifferente vista la rarità di questo uccello. Attraversiamo nuovamente il villaggio di ieri sera. E’ deserto.. Arriviamo sulla strada principale dove c’è molta più attività e le persone iniziano ad accendere i fuochi. Belle immagini come al solito … Troviamo un terribile acquazzone. Incrociamo le dita perchè non vorremmo rinunciare al giro in canoa. Vediamo il lago Vittoria e qui le bancarelle vendono pesce (cat fish e tilapia fish). Alle 10.00 facciamo sosta all’equatore. Essendo una zona con passaggio di turisti notevole, ci sono ristoranti e bancarelle. Foto di rito e poi mi concentro su un gruppo di bambini, uno più bello dell’altro. Si divertono a farsi fotografare e poi ridono quando faccio vedere loro le foto. Ordiniamo il nostro lunch-box in un ristorante e ripartiamo. Deviamo su una strada secondaria di terra rossa. Alle 11.30 arriviamo al lago.

Informazioni sulle Mamamba Swamp:

  • http://www.enjoyuganda.info/pure-nature/mabamba-swamp/

Sono conosciute come uno dei posti migliori in Uganda per il  birdwatching (sono a 28 km. da Entebbe). Le paludi di Mabamba sono il posto migliore in Africa, e si dice addirittura del mondo intero, per gli avvistamenti delle cicogne becco a scarpa (shoebill). Qui si riescono ad avvistare in qualsiasi momento della giornata. Ci sono oltre 260 specie di uccelli e si detiene un record di avvistamenti di 157 specie specie diverse in una sola giornata. Con il tour operator  Mabamba Shoebill Tours  (http://www.shoebillmabamba.com/) le escursioni durano 4 ore con partenza da Entebbe. Il costo da 1 a 3 persone è di scellini Ugandesi  (UGX) 500.000 (€ 132 circa) per tutti poi per ogni persona in più si deve aggiungere UGX 100.000 (€ 27)

 

C’è una piccola spiaggia tra i papiri con diverse canoe ormeggiate. Partiamo subito. E’ a motore. Un ragazzo la guida ed un altro è in piedi in equilibrio con il binocolo per cercare il becco a scarpa. Dice che qui vivono solo 8 esemplari, che fanno due uova ogni 5 anni e sopravvive solo un piccolo. Procediamo su piccoli canali costeggiati da papiri. Ci sono tante ninfee con i fiori viola. Molto bello. Ad un certo punto ci fermiamo perchè dice che ne ha avvistato uno. Davanti a noi si ferma anche un’altra canoa con un coppia. Ci fanno salire sulla loro in modo tale da procedere solo con una. E qui devo dire che sono stati davvero squisiti questi ragazzi. Potevano tranquillamente dirci che non lo avevano trovato, visto che ce ne sono così pochi. E noi saremmo stati comunque soddisfatti per il bel giro. Invece in 3 entrano in acqua (fino alla vita) e spingono la canoa in un passaggio stretto dove c’è molta vegetazione. Il quarto ragazzo usa un grosso bastone puntandolo sul fondo del lago per aiutare ad andare avanti. Mi spiace da morire perchè fatto una fatica fuori dal normale. Negli altri punti in cui siamo passati, sul pelo dell’acqua non c’era vegetazione. Qui invece sembra che ci sia un prato. Spostiamo alcuni papiri ed eccolo. Il famoso becco a scarpa. Si gira e ci guarda. Stiamo in silenzio perchè potrebbe volare via se spaventato. Troppo carine le piume che ha sul retro della testa. Rimaniamo qualche minuto e poi di nuovo spinti a braccia, torniamo indietro. Uno dei ragazzi, vedendo che fotografo le ninfee, ne stacca una e me la regala. L’ho messa in valigia in un posto sicuro e una volta a casa l’ho fatta seccare in un libro. Bel pensiero. Rientriamo al porticciolo. Anche qui gran bell’immagine. Stanno caricando su una motoretta decine di ananas, legandole le une con le altre con lo spago, degli uomini aggiustano le reti da pesca, dei bimbi giocano e le donne sono impegnate con il bucato. Il cielo è nero davanti a noi ma alle nostre spalle c’è il sole quindi i colori sono notevoli.

C’è una pianta piena di nidi degli uccelli tessitori quindi c’è un gran movimento. Sono le 13.00 ed è ora di andare. Raggiungiamo in un’ora Entebbe con il suo caos e facciamo una tappa veloce all’Aerport Guesthouse, dove abbiamo dormito la prima notte. Qualche giorno fa abbiamo chiesto a Vincent se c’era la possibilità di farci una doccia in questo lodge, prima di partire. Lui in 5 minuti aveva già organizzato tutto. Proprio bravo. In effetti non avremmo potuto andare in aeroporto senza lavarci. Paghiamo 10 $. Alle 15.00 puntuali siamo in aeroporto. Salutiamo a malincuore Vincent. E’ stato davvero un’ottima guida. E’ una grande persona. Stasera ha promesso al suo bambino di tornare a casa con Chapati (la piadina che abbiamo mangiato al Queen Elizabeth) ed una bottiglietta di soda … quindi glielo ricordiamo …Facciamo il check-in alle due diverse compagnie aeree, passiamo il controllo documenti dopo aver compilato un modulo di uscita e poi andiamo a mangiarci un panino e a berci l’ultima Nile Special. I nostri voli partono a distanza di 10 minuti quindi rimaniamo insieme fino all’ultimo. Alle 19.00 puntuali ce ne andiamo. In queste due ore di volo prendo carta e penna e scrivo le parole con le quali ho iniziato l’itinerario. Le scrivo di getto. Il signore ugandese di fianco a me mi guarda e sorride. Mi chiede cosa sto facendo e se sono un giornalista o scrittrice. Gli dico che sono una semplice turista, che sto scrivendo quello che ho vissuto in questi giorni. Mi dice che l’Africa o la ami o la odi ed io, dalla luce che ho negli occhi, è evidente che la amo e che è contento di questo. In due ore siamo ad Addis Abeba.

 

12) 26 febbraio 2017, domenica

Dopo 6 ore e 1/2 di volo facciamo scalo di 1 ora a Roma. Alle 6.30 puntuali sono a Malpensa. Pier arriverà qui alle 11.00. Un nostro caro amico ha deciso di venire a prendermi, evitando il giro a mio suocero. Mi ha fatto piacere. All’arrivo a casa mi attendono i miei due marmocchi un pò grandicelli … super felici di vedermi e i miei 3 pelosoni che non sanno più cosa fare per farmi le feste. Nel mentre apro la valigia ed un profumo incredibile di ananas riempie tutta la cucina …

 

Ciao Africa … ci si vede presto …

 

Se qualcuno vuole qualche info non esiti a scrivermi: african.dreams2019@gmail.com.

 

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